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DI PROVERBIO IN PROVERBIO: Potenziale semantico della paremiologia comparata

ARIELLA FLONTA

DI PROVERBIO IN PROVERBIO
Potenziale semantico della paremiologia comparata (inglese e lingue romanze)*

Introduzione

 Breve, ma fondato su di una lunga esperienza,[1] parabola concentrata,[2] messaggio letterario brevissimo di cui la grande densità compensa la brevità,[3] espressione succinta di un pensiero importante con applicazione quasi universale,[4] scintilla d'intelligenza,[5] freccia che si pianta affilata e aguzza nelle memorie,[6] il proverbio sa, con pazienza, con economia, dire le pene e le gioie, le piccinerie e le speranze della condizione d'animale umano.[7] Applicabile a problemi, vicende, idee, vizi, virtù di tutti gli uomini,[8] ammonisce, corregge, censura, disapprova e consiglia.[9] Spesso umoristico, pieno di saggezza popolare, di origine anonima e proprietà di ognuno,[10] definisce se stesso come un piccolo vangelo[11] che non inganna nessuno,[12] vale più di cento libri[13] e dice il vero in cento modi.[14]

La saggezza del proverbio ha oltrepassato frontiere ed oceani ed è diventata internazionale: perciò è davvero rischioso qualsiasi tentativo di attribuirgli una nazionalità.[15] Lo scambio mutuo e simultaneo di proverbi, quel libero dare e ricevere, in cui è difficile, se non impossibile, stabilire chi ha prestato e chi ha ricevuto in prestito[16] alimenta di continuo non solo il patrimonio paremiologico di un popolo, ma il patrimonio comune di molti.

Da questo "collage" di definizioni e descrizioni di aspetti pertinenti del proverbio, per bocca di studiosi di vari paesi, partirò per trattare dei proverbi che, circolando in lingue diverse, si mantengono fedeli ad una sostanza comune (equivalenti) manipolata ad immagine e somiglianza delle rispettive culture, secondo l'estro e l'esperienza degli individui e della collettività; tale sostanza assume dimensioni e forme sempre nuove, caricandosi di valenze insospettate e dimostrando un potenziale metaforico inesauribile.

Le raccolte monolingui offrono, in certi casi, quantità spettacolari di proverbi,[17] ma, ai fini di un discorso comparativo, nella giungla di proverbi ed espressioni linguistiche affini a cui spesso si trovano abbinati, è opportuno identificare quelli che in sostanza si "equivalgono" dal punto di vista semantico, cioè convogliano lo stesso messaggio. Il loro numero in un certo set[18] di lingue, ovviamente, è molto ridotto rispetto alla produzione totale di ciascuna, soprattutto se cerchiamo l'equivalenza tra proverbi di lingue appartenenti a famiglie diverse (qui: le lingue romanze e l'inglese). Bisogna scoprire il comun denominatore, la costante, quando ci sia, sotto le spoglie della forma che in paesi diversi un messaggio assume: struttura della frase, formulazione linguistica, veste metaforica. Più ampio è il set che si considera, più difficile si fa l'impresa di captare l'equivalenza del concetto-radice, e più ristretto è il numero dei proverbi che rientrano nella categoria. Qualche volta non esistono o non sono attestati in una o più lingue (cioè il set è incompleto), ma vale ugualmente la pena di registrare quanto reperibile. È come brancolare in una stanza buia cercando l'interruttore della luce: si sa che nella stanza ci sono gli oggetti che cerchiamo, ma non li possiamo ubicare, riconoscere e utilizzare...

Un Dizionario di proverbi equivalenti, fondato su di un lavoro preliminare, sapiente e paziente, di collezione e collazione, è, dunque, il primo strumento indispensabile per "far luce" sul materiale, scelto e organizzato in modo da favorire una lettura panoramica chiara e utile. È quest'ordinamento in funzione del comun denominatore semantico dei proverbi che ne evidenzia le analogie, i fattori differenzianti, l'originalità metaforica, la varietà formale.

Mi propongo qui di esplorare ed illustrare, valendomi di una selezione di proverbi equivalenti attestati in tutte, o quasi, le principali lingue romanze (francese, italiano, spagnolo, portoghese e romeno) e in inglese,[19] quale sia il potenziale di uno studio comparativo privilegiato dalla disponibilità di tale strumento.

Con quest'obbiettivo ho estrapolato dalla vasta raccolta sopra citata alcuni set di proverbi per esemplificare e commentare la fisionomia "interculturale" di un proverbio. Ad alcuni proverbi che si traducono l'un l'altro (ma non è cosa semplice identificare l'originale) e coincidono perfettamente, si affiancano varianti di una stessa lingua, che contengono elementi diversi e nuovi. Il criterio generale di analisi è la ricerca dei tratti distintivi, piccoli o grandi, di ogni componente del set, che collaborano allo "svelamento" di un messaggio composito: esso dipende, infatti, dagli apporti e dalla combinazione dei fattori, espliciti ed impliciti, "diversi".

I set di proverbi sono presentati a gruppi che illustrano un fenomeno in particolare, ma nell'analisi rientrano varie altre considerazioni integrative e complementari.

1. Corollario al concetto enunciato dal proverbio. Abbinamento con un concetto relativo allo stesso tema

All'enunciato "semplice", non di rado, si aggiungono espressioni che completano o limitano il messaggio o lo abbinano ad un altro sullo stesso tema. I proverbi, così generati, a struttura bimembre, sono molto comuni e interessanti, perchè, di solito, contengono sviluppi e corollari di un proverbio che in certe lingue si presenta solo in forma breve o abbreviata.

A

E. Love is the true reward of love.
F. L'amour ne se paie qu'avec l'amour.
Amour ne s'achète, ni se vend; mais au prix d'amour, amour se rend.
I. Amore con amor si paga.
Amore non si compra né si vende, ma in premio d'amor, amor si rende.
S. Amor con amor se paga.
Si deseas ser amado, ama.
P. Amor com amor se paga e com desdem se apaga.

Love is the true reward of love, cioè non si paga come una mercanzia qualunque, è un sentimento che ha un valore al quale denaro e regali non sono adeguati.

Il proverbio francese si presenta con una sottile differenza: a is the true reward (è la vera ricompensa) corrisponde ne se paie qu'avec (non si paga che con), cioè esclude qualsiasi altro tipo di "pagamento", presupponendo un valore di ordine diverso da quello del denaro. La variante francese ne s'achète, ni se vend (non -è merce che- si compra o si vende); mais au prix d'amour, amour se rend (ma al prezzo d'amore, amor si rende) continua la terminologia relativa al commercio di un bene materiale, ma specifica che l'amore non è come un oggetto comune e lo scambio è possibile solo nella stessa moneta, l'amore.

Al francese corrisponde letteralmente l'italiano, ma c'è anche una versione breve, che, con sottile accortezza formale, evidenzia la parola-chiave ripetendo in posizione iniziale: Amore con amor ed afferma perentoriamente che così si paga.

Lo spagnolo è identico all'italiano nella forma breve; ma offre sullo stesso tema un proverbio che consiglia ama, premettendo si deseas ser amado. Cioè alla concisione dell'altro sostituisce una forma esplicita in cui il primo amor equivale all'intera proposizione condizionale con soggetto (tú), verbo (deseas) e chiarimento della funzione passiva (ser amado) del termine amor, mentre con amor se paga si riassume nell'imperativo ama, senza accennare al fatto che l'amare costituisca una ricompensa o un pagamento.

Interessante è il confronto con il portoghese che alla formulazione di base, esattamente uguale allo spagnolo e all'italiano, aggiunge e com desdem se apaga (e con sdegno si estingue), che non è più una spiegazione, ma un concetto-corollario del primo. Se apaga richiama se paga, gioco di parole che serve a dar coesione alla formula intera e che, con un espediente comune nel campo dei proverbi, ne facilita la memorizzazione. In questo set sono due i corollari: che l'amore non si compra né si vende (questo lo dicono i proverbi francese e italiano) e che non si alimenta con lo sdegno.

B

E. Thought is free.
F. Les pensées ne paient point de douane.
I. I pensieri non pagano gabelle / I pensieri sono esenti dal tributo, ma non dall'inferno.
S. El pensamiento no tiene alcabala / barrera.
P. O pensamento é livre / não tem barreiras.
R. Pentru cugete nu ia nime vamã.

Nel set B il concetto-nucleo, che il pensiero è libero, compare in inglese e in portoghese. In tutte le altre lingue al termine "libero" si sostituisce un'espressione metaforica, tratta dalla procedura normale, soprattutto nel passato, all'atto di oltrepassare una frontiera: pagar dogana (fr. douane; it. gabelle, tributo; sp. alcabala; rom. vamã). Il pensiero può oltrepassare il confine senza pagarla, può spaziare senza dover niente a nessuno, il suo mondo non ha limiti materiali: come l'amore, appartiene ad un ordine diverso di valori. Col pensiero l'uomo può andare dove vuole senza ostacoli (vedi il port. sem barreiras = senza barriere e lo sp. no tiene barrera = non ha barriera), anche se è povero; non deve render conto a nessuno sulla terra di quel che rimugina dentro di sè, di buono o di cattivo. Ma ecco che l'italiano confuta l'interpretazione in senso assoluto del proverbio: I pensieri sono esenti dal tributo, ma non dall'inferno. Ecco che questa libertà che si annunciava illimitata, di fatto non lo è, dato che, come qui si fa presente, avremo da pagare nell'aldilà, se trasgrediremo i limiti del lecito. L'esenzione dal tributo materiale non comporta necessariamente quella da un tributo d'altro genere. Se sconfina nel male, l'uomo è soggetto alle leggi di un altro mondo, il mondo dello spirito. Ne risulta un messaggio più completo, pregno di significati deducibili dalla metafora: c'è pur sempre una legge con cui fare i conti. Dal passato remoto, biblico, evocato con la parola inferno, si fa strada nella nostra immaginazione il frutto proibito del Paradiso terrestre. E il gioco è fatto: la replica, ma non dall'inferno, con la complicità della tradizione religiosa, è valida quanto l'enunciato, che rischiava forse...di "sconfinare" nell'anarchia.

C

E. Poverty is not a shame; but the being ashamed of it is.
F. Pauvreté n'est pas honte.
I. La povertà non è vergogna / colpa.
S. A pobreza no hay vergüenza.
Pobreza no es vileza.
P. Pobreza não é vergonha / não obriga a vileza.
R. Sãrãcia nu-i rusine.
A fi sãrac nu e rusine, ci a fi necinstit.

Nel set C si afferma concordemente che la povertà non è vergogna. È la presenza di un secondo membro del proverbio in inglese e in romeno che attrae la nostra attenzione. L'inglese dice but the being ashamed of it is (ma lo è il vergognarsi di essa) e il romeno ci a fi necinstit (ma l'esser disonesto). Il discorso non si limita ad assicurare il povero che la sua "degnità" come persona non ha a che fare con la sua condizione economica: il proverbio inglese insiste sul fatto che vergogna è il vergognarsi della povertà, quasi a commento di un fenomeno comune quale l'umiliazione che deriva al povero dal non disporre degli stessi mezzi materiali del ricco, dallo svantaggio sociale di cui indiscutibilmente soffre e dal disprezzo di chi giudica il monaco dall'abito. La povertà non è colpa del povero (dice anche una variante italiana) e non è vileza = viltà nel senso di bassezza morale (sp. e port.). L'esser disonesto, sì, è vergogna: il romeno mette a fuoco il vero problema, corregge l'ottica miope di chi giudica solo dalle apparenze e interpreta una situazione condizionata da circostanze incontrollabili, la povertà, secondo un metro che veramente si dovrebbe applicare a circostanze controllabili, cioè al comportamento morale dell'individuo.

È chiaro che, anche dove il set si presenta coerente, il concetto-base non si riveste di metafore, ed è praticamente tradotto alla lettera (non indaghiamo qui dove sia nato e dove si sia "naturalizzato"),[20] l'esame comparativo riserva sempre qualche sorpresa nella forma di un contributo al messaggio: le sue implicazioni si moltiplicano, si previene qualche obbiezione.

D1

E. The cowl does not make the monk.
F. L'habit ne fait pas le moine.
I. L'abito non fa il monaco.
S. El hábito no hace al monje.
El hábito y la capilla no hace fraile.
P. O hábito não faz o monge, mas fá-lo parecer de longe.
R. Rasa nu te face cãlugar.
Nu tot ce poartã rasã si camilafcã e cãlugãr.

D2

E. The coat makes the man.
F. L'habit (La robe) fait l'homme.
C'est l'habit qui fait le moine.
I. L'abito fa l'uomo ( il monaco).
S. El traje hace al hombre.
El hábito hace al monje (fraile).
P. O hábito faz o monge.
R. Haina face pe om.

Ovunque, molto popolare è il proverbio sull'abito che non fa il monaco. Il romeno dice anche: Nu tot ce poartã rasã si camilafcã[21] e cãlugãr (non tutto quel che porta la tonaca e il cappuccio è monaco) e, sulle orme di un altro proverbio arcinoto (non è tutt'oro quel che riluce),[22] rinforza il concetto-base, riecheggiando la metafora sul tema delle apparenze che ingannano, associata alla stessa struttura formale. Nel set si distingue il portoghese per la precisazione smaliziata mas fá-lo parecer de longe (ma lo fa sembrare da lontano), che ha tutta l'aria di un'obbiezione fatta dall'uomo della strada per il quale "sembrare" è spesso sinonimo di "essere"; perchè, alla fin fine, sono molte le persone che giudicano superficialmente e che, a loro volta, mascherano le proprie pecche fisiche o morali con successo. Dal che si deduce un altro concetto-chiave innegabile quanto il primo: che l'abito fa il monaco.

Esaminiamo il set D2, in cui si dice appunto questo, cioè il contrario del set D1: la nuova formula, a prima vista, sembra sfacciata nei confronti di quella tradizionale. Eppure non si nega una verità per sostituirla con l'altra, ma si constata la coesistenza di due verità che non si cancellano reciprocamente, perchè tutte e due ammissibili in funzione delle circostanze; non si pretende di escludere un aspetto del vero, perchè è meno "morale". Tutto è relativo su questa terra.[23] L'esperienza insegna che, anche se non c'è un monaco autentico sotto l'abito, possiamo ingannare gli altri da lontano e che ciò, a volte, è utile; anzi, c'è chi impara la parte così bene da identificarsi col personaggio di cui porta la veste. In base al proverbio romeno concludiamo che, se l'uomo non è sempre all'altezza della situazione, c'è sempre la speranza di arrivare allo scopo per via diversa o traversa; se incominciamo ad assumere l'aspetto del monaco, gli altri si comporteranno con noi come se lo fossimo davvero; così, anche il nuovo proverbio ha ragione.[24]

E

E. Love is blind.
F. L'amour est aveugle.
I. L'amore è cieco.
S. El amor es ciego.
P. O amor é cego, mas vê muito ao longe.
R. Dragostea nu are ochi.
Dragostea e oarbã, dar cãsãtoria îi gãseste leacul.

Che l'amore è cieco, è risaputo, in tutte le lingue c'è il proverbio; in portoghese e in romeno, però, una nota ironica apporta qualche ritocco all'immagine classica suggerendo che si tratti di una presbiopia: mas vê muito ao longe (ma vede molto lontano), o di una cecità temporanea: romeno dar cãsãtoria îi gãseste leacul (ma il matrimonio gli trova il rimedio). È una postilla per disincantare chi cita il proverbio a giustificazione di una scelta poco ortodossa secondo i canoni del buon senso o, semplicemente, della mentalità imperante: bada che forse non è un amore del tutto disinteressato (port.); bada che quando arriverai al dunque, vedrai quello che non vedevi prima: la realtà quotidiana, le responsabilità ti apriranno gli occhi. Un amore cieco, o che addirittura non ha occhi, secondo la versione romena nu are ochi, ma poi vede quel che vuole (port.), cioè il suo interesse, e quello che non vuole (romeno), siano le difficoltà della vita o i difetti del coniuge, è una figura che riassume efficacemente le due facce della medaglia.

F

E. Few words to the wise suffice.
F. À bon entendeur peu de paroles.
I. A buon intenditor, poche parole.
S. A buen entendedor, pocas palabras.
P. A bom entendedor, poucas palavras.
R. De putine vorbe înteleptul întelege, iar cel nebun nici când urechile i le spargi.

Ottimo esempio di proverbio latino (Intelligenti pauca) adottato senza modificazioni da tutte le lingue romanze e dall'inglese.[25] In romeno, però, c'è un pizzico di sale in più: iar cel nebun nici când urechile i le spargi (ma il matto -non capisce- neanche quando le orecchie gliele rompi), dove la figura del matto ha del caricaturale con quelle "orecchie" in posizione enfatica e l'ambigua espressione "gliele rompi" (a suon di urli o di legnate?) a conclusione della frase. Convincente è proprio il contrapporsi intenzionale al tono elevato del primo membro De putine vorbe înteleptul întelege (Da poche parole il saggio capisce), del tono quasi parodistico del secondo, che mette a fuoco in termini fisici la difficoltà di farsi capire.

G

E. Live and learn.
F. Il n'est que de vivre pour apprendre.
On apprend à tout âge.
I. Vivendo s'impara.
Sin che si vive, sempre s'impara.
S. Mientras se vive, siempre se aprende.
Cada día se aprende algo nuevo.
P. Quanto mais vivemos mais aprendemos.
R. Omul cât trãieste învatã si tot moare neînvãtat.
Cât trãieste omul multe învatã (aflã).

Estremamente conciso in inglese e in italiano, diremmo, "ridotto all'osso", un po' più esplicito nelle altre lingue, questo proverbio sottolinea un aspetto positivo della vita (vivendo s'impara): ma s'arriva poi da qualche parte? Il romeno soggiunge si tot moare neînvãtat (eppure muore senza aver imparato/ignorante).[26] È un commento che, da un lato, apre la prospettiva di una quantità di cose a imparare le quali non basta una vita, per lunga che sia, dall'altra mette in rilievo l'inadeguatezza della mente umana al compito d'imparare tutto quello che vorrebbe.

Una coscienza amara della realtà limita, con la certezza che, anche imparando continuamente, resteremo pur sempre ignoranti, la soddisfazione di riuscire a progredire.

H

E. It is only the dead who do not return.
F. Quand on est mort, c'est pour longtemps.
On ne peut faire les morts revivre
I. I morti non tornano.
S. Los muertos no vuelven; pero siguen influyendo en nuestra sorte.
R. Mortul de la groapã nu se mai întoarce.

I morti non tornano: su questo tema ognuno ha il suo punto di vista. L'inglese It is only the dead who do not return (Sono solo i morti che non ritornano) sottintende che i vivi hanno sempre la speranza di tornare. Il francese dichiara ironicamente Quand on est mort, c'est pour longtemps (Quando si è morti, è per "molto tempo" - leggi "per sempre") oppure, più seriamente On ne peut faire les morts revivre (Non si possono far rivivere/risuscitare i morti), un incoraggiamento a rassegnarsi all'ineluttabilità della morte.[27] È lo spagnolo che introduce un concetto nuovo: pero siguen influyendo en nuestra sorte (ma continuano ad influire sulla nostra sorte). La storia non finisce lì, siamo ancora legati a quelli che ci hanno preceduto. Nè possiamo illuderci di voltare le spalle e continuare a vivere come se chi è morto non contasse più nel mondo dei vivi, nè a chi deve morire manca la consolazione di lasciare dietro di sè una traccia del proprio passaggio sulla terra. Il romeno Mortul de la groapã nu se mai întoarce (Il morto dalla tomba non torna più), menzionando la tomba dà, per così dire, "corpo" al morto ed evoca più concretamente l'idea del cimitero da cui i defunti sono nell'impossibilità materiale - perchè "morti e sepolti" - di tornare indietro.

2. Spiegazione del concetto. Espansione del proverbio

Il proverbio è soggetto all'erosione della forma e, col tempo, diventa sempre più allusivo e meno esplicito. Basta dirne il principio, per trasmettere l'intero messaggio; ma è frequente che il secondo o, con minor frequenza, il primo membro di un proverbio, ormai sottinteso, risulti infine totalmente ignoto ai parlanti di generazioni successive a quella che l'aveva prodotto. Non di rado uno o più proverbi equivalenti che conservano la parte esplicativa, ci aiutano a integrare il senso che per noi era perduto.

A

E. Laws catch flies but let hornets go free.
F. Les lois ne sont que toiles d'araignées qui n'arrêtent que les mouches, et qui sont rompues par les frelons.
I. Le leggi sono come i ragnateli (le tele di ragno).
S. La ley, como la telaraña, suelta el ráton y la mosca apaña.
La telaraña lo flaco apaña.

Calzante, a proposito di questo set, mi sembra l'osservazione che la métaphore sert de support à un riche contenu de symboles qui relie le proverbe à tout le champ du discours symbolique[28] (la metafora serve da supporto a un ricco contenuto di simboli che ricollega il proverbio a tutto il campo del discorso simbolico).

L'italiano Le leggi sono come i ragnateli vuole avvisarci che sono fragili, ma il senso è incompleto, finchè non incontriamo nelle altre lingue l'intera similitudine. Il francese Les lois ne sont que toiles d'araignées qui n'arrêtent que les mouches, et qui sont rompues par les frelons (Le leggi non sono che tele di ragno che non fermano che le mosche e che sono rotte dai calabroni) dice molto di più: che le leggi puniscono gli impotenti, i deboli, le "mosche", ma non reggono al peso e alla forza dei grossi trasgressori, i "calabroni". Dunque non difendono i poveracci che cadono facilmente nella tela, mentre servono poco contro i potenti. Al calabrone lo spagnolo sostituisce el ratón, scegliendo il topo, un'immagine da incubo, specie se rapportata a quella lillipuziana di una mosca, ad accrescere favolosamente l'idea della sproporzione tra chi non riesce a cavarsela e chi se la cava sempre. La mosca fa pena ed è insignificante e il topo fa paura e ribrezzo. L'inglese tace la parola "ragnatele", dando per scontata l'identificazione con le leggi, Laws catch flies but let hornets go free (Le leggi prendono le mosche, ma lasciano andar liberi i calabroni) e attribuisce alle leggi maggior responsabilità per l'ingiustizia commessa dicendo "lasciano andar liberi" (e lo spagnolo corrisponde), mentre in francese sono i calabroni che rompono la tela.

Abbastanza frequente è l'aggiunta di una spiegazione tra il serio e il faceto, nata più per l'esigenza di concludere con una rima che per la necessità di completare il senso del proverbio. Qualche volta si tratta, forse anche, di rendere più accessibile il discorso a interlocutori un po' duri di comprendonio.

B

E. Wait and see.
F. Qui vivra verra.
I. Chi vivrà, vedrà.
S. El que viva, verá.
P. Quem viver verá as voltas que o mundo dá.

Il portoghese Quem viver verá as voltas que o mundo dá (Chi vivrà vedrà i giri che il mondo fa) risponde alla curiosità di chi vorrebbe sapere qualcosa di più, essendo il primo enunciato piuttosto vago (...vedrà: che cosa?). I "giri" potrebbero simboleggiare le incognite, i cambiamenti; non si può prevedere ciò che avverrà, ma le situazioni cambiano e non è detta l'ultima parola.

Una vera e propria spiegazione spesso è introdotta sotto forma di una proposizione causale, che è la chiave per interpretare correttamente il proverbio nelle altre lingue del set.

C

E. Share not pears with your master, either in jest or in earnest.
F. Qui avec son seigneur mange poires, il ne choisit pas les meilleurs.
S. Ni en burlas, ni en veras, con tu señor (amo) no partas peras.
P. Nem zombando nem deveras com teu amo jogues as peras.
Com teu amo não jogues as peras, porque ele come as maduras e deixa-te as verdes.

Nella serie di proverbi che consigliano di non spartire (ingl. e sp.), nè per scherzo nè sul serio, le pere col proprio signore, o di non mangiarle (fr.) o "giocare" (port.) alle pere con lui, la ragione del consiglio è alquanto sibillina. Ma ci soccorre il portoghese Com teu amo não jogues as peras, porque ele come as maduras e deixa-te as verdes (Col tuo padrone non giocare alle pere, perchè lui mangia quelle mature e ti lascia le verdi). In altre parole, il tuo signore si prenderà sempre la parte del leone, non metterti neanche in lizza con lui perchè si sa già che tu avrai la peggio. Ammonimento basato sull'esperienza di un rapporto sociale comunemente indiscusso ai tempi dei tempi. Oggi sarebbe più popolare qualche versione al passo con il riconoscimento dei diritti umani o con la libertà d'espressione, come per esempio: "Al padrone, magari per scherzo, tira qualche pera (o qualche pomodoro ben maturo)"... per dire che i tempi sono cambiati, non da per tutto però, ed è ora che l'uomo che si lasciava portar via le pere migliori, oggi abbia il coraggio di reclamare la sua parte, secondo giustizia, sempre che un appoggio numeroso offra una certa garanzia di successo.

D

E. Bear and forbear.
F. Supporte et abstiens-toi.
I. Sostienti e astienti.
Soffri e taci, ogni cosa ha fine.
S. Sufrir y vivir.
P. Sofre, viverás.
No sofrer e no abster está todo o vencer.
R. Rabdã suflete cât poti, nu-ti da taina cãtre toti.
Rabdã inimã si taci, cã n-ai alta ce sã faci.

Ci sono proverbi che suonano male all'orecchio di qualcuno, perchè esortano ad una condotta di sopportazione e di silenzio, in sintonia con gli ideali di mansuetudine cristiana, ma non con l'impulso naturale a far valere i propri diritti umani: sopporta, taci, astienti, dicono, e c'è una consolazione: ogni cosa ha fine. Ma il proverbio romeno giustifica il consiglio con una spiegazione: cã n-ai alta ce sã faci (che non puoi far altro), cioè rassegnati, perchè non hai mezzi per ribellarti. Comportamento dettato da un pratico buon senso, piuttosto che da uno scrupolo morale: non esporsi ad una lotta impari, a una sconfitta che potrebbe implicare, al limite, anche la morte. Sofre, viverás (Soffri, vivrai) dice laconicamente il portoghese. Nella versione No sofrer e no abster está todo o vencer (Nel soffrire e nell'astenersi sta tutto il vincere), però, l'atteggiamento sembra una scelta di condotta spirituale: se ti saprai controllare, sarai vittorioso. I tre casi (it., port., rom.) in cui l'enunciato si correda con la motivazione della condotta suggerita, mostrano come, quando la verità è spiacevole, uno o più proverbi provvedano a giustificarla e convincerci.

In certi casi il senso della metafora è lampante e la spiegazione, quando compare, ha una funzione, più che altro, stilistica.

E1

E. Plant the crab-tree where you will, it will never bear pippins.
F. La ronce ne porte pas de raisin.
I. Il pruno non fa melaranci.
La quercia non fa limoni.
Il leccio non fa olive.
I castagni non fecero mai aranci.
S. No pidas al olmo la pera, pues no la lleva.
P. Não pode o ulmeiro dar peras.
R. Pomul pãduret, pãdurete poame scoate.

Non chiedere a un albero i frutti di un altro, dice il proverbio in tutte le lingue, con grande ricchezza di esempi locali. Tuttavia lo spagnolo No pidas al olmo la pera (Non chiedere all'olmo la pera) continua pues no la lleva (perchè non la porta/produce), affermazione lapalissiana che soddisfa l'esigenza di una struttura bimembre, di un ritmo familiare, piuttosto che quella di un chiarimento di significato. Si noterà, comunque, che tale metafora, per chi sia aggiornato in tema d'innesti, oggi comincia a vacillare: ci sono meli che portano pere e peri che portano mele... Il mondo naturale a cui appartenevano gli oggetti e i fenomeni di cui parlano i proverbi più antichi è stato stravolto, o trasformato dalla tecnica e dalle tecniche dell'uomo moderno. Per fortuna il proverbio ha l'opportunità di sopravvivere quando si adatti a metafore più al passo coi tempi, continuando in tal modo a trasmettere l'antico messaggio.

E2

E. Like tree, like fruit.
F. Tel arbre, tel fruit.
I. Quale la pianta, tali i frutti.
S. Cual el árbol, tal la fruta.
Conforme es el árbol, así es el fruto.
P. Tal árvore, tais frutos.
De tal árvore, tal fruto.
R. Cum e pomul si rodul.
Pomul din rodul lui se cunoaste, de e bun sau de e rãu.

Mentre nel set E1 si consiglia di non chiedere all'albero quello che non può produrre, qui si invita a constatare che la qualità del frutto dipende dalla qualità dell'albero. Il romeno specifica: Pomul din rodul lui se cunoaste, de e bun sau de e rãu (L'albero si riconosce dal frutto, se è buono o se è cattivo).

Un proverbio spiega l'altro anche nell'ambito della stessa lingua. Non tutti sono "buoni intenditori" e se il proverbio, consumato o mal interpretato, risulta ambiguo, a farsi capire poche parole non bastano o non bastano più.

F

E. Fortune is made of glass.
F. Bonne chance n'est pas éternelle.
Il n'est fortune qui ne faille.
I. La fortuna ha i piedi di vetro.
S. La fortuna es de vidrio; cuanto más brilla más frágil es.
La fortuna es de vidrio, y se quiebra a cualquier golpecillo.*
La felicidad es tan frágil como el cristal.
R. Norocu-i spart în fund.

Della fortuna l'inglese dice che is made of glass (è fatta di vetro), il francese, senza ricorrere alla personificazione, ci ricorda che n'est pas éternelle (non è eterna), il romeno ci avverte che è spart în fund (ha il fondo rotto), lo spagnolo, come l'inglese, afferma che es de vidrio (è di vetro) e chiarisce che cuanto más brilla más frágil es (quanto più brilla, più fragile è) che se quiebra a cualquier golpecillo (si rompe a qualunque colpetto), corollari che si integrano a vicenda e concorrono esaurientemente all'informazione grazie a cui saremo in grado di decodificare il messaggio completo, concludendo che non è prudente contare troppo sulla fortuna, perchè non è eterna, è senza base, quanto più ci arride, tanto più è effimera e, all'ostacolo o alla contrarietà più leggera (golpecillo), ci viene a mancare.

G

E. Old friends and old wine and old gold are best.
F. Ami, or et vin vieux, sont bons en tous lieux.
I. Amici, oro e vino vecchio sono buoni per tutto.
S. Amigo viejo, tocino y vino añejo.
Aceite y vino, y amigo, (en lo) antiguo; (y añejo el tocino).
P. Vinho velho, amigo velho, ouro velho.
Vinho, ouro e amigo, quanto mais velho melhor.
Azeite, vinho e amigo - o mais antigo.
R. Prietenul vechi e ca si vinul; cu cât e mai vechi, cu atât e mai bun.
Prietenul vechi e ca si vinul vechi: cu cât se-nvecheste, mai cu bucurie se bea.

Ricapitolando: amici, vino, oro (fr., it., port.), lardo (sp.), olio (sp. e port.) sono buoni quando sono vecchi. Prietenul vechi e ca si vinul (l'amico vecchio è come il vino), anzi, il romeno, dissipa ogni dubbio sull'attendibilità del proverbio, dicendo cu cât e mai vechi, cu atât e mai bun (quanto più è vecchio, tanto più è buono) o cu cât se-nvecheste, mai cu bucurie se bea (quanto più invecchia, tanto più con allegria si beve).

H

E. A man without money is no man at all.
F. Un homme sans argent est un loup sans dents.
I. Uomo senza quattrini è un morto che cammina.
Uomo senza roba è una pecora senza lana.
S. Hombre sin dinero, pozo sin agua.
R. Omul fãrã bani e ca pasãrea fãrã aripi; când dã sã zboare cade jos si moare.

Un uomo senza denaro, o senza "roba" (it.), per l'inglese is no man at all (non è affatto un uomo), per il francese est un loup sans dents (è un lupo senza denti), per l'italiano è un morto che cammina / è una pecora senza lana, per lo spagnolo è un pozo sin agua (pozzo senz'acqua), per il romeno e ca pasãrea fãrã aripi (è come un uccello senz'ali); când dã sã zboare cade jos si moare (quando cerca di volare, cade giù e muore).

Dai connotati qui riuniti, sarà agevole ricavare "l'identikit" dello squattrinato. Non è un vero uomo, perchè, come il lupo sdentato che non può cacciare o procurarsi il cibo, non ha i mezzi per farsi valere o per nutrirsi; come la pecora senza lana che non si può riparare dal freddo ed è improduttiva, non è in grado di difendersi o di produrre; come un morto, non può partecipare alle attività che sono prerogativa dei vivi, per lo meno quelle che richiedono l'uso del denaro. L'unica differenza (che ironia!) è che cammina. Ha il potenziale per realizzarsi (il pozzo), ma non i soldi (l'acqua), perchè è "all'asciutto". Infine, come l'uccello dalle ali tarpate, se cerca di fare quello che fanno gli altri (volare), cade e si rompe l'osso del collo, fallisce miseramente. In sintesi: il denaro è indispensabile all'uomo come i denti al lupo, la lana alla pecora, l'acqua al pozzo, le ali all'uccello, la vita all'uomo.

3. Moltiplicazione degli esempi

Sul nucleo tematico del proverbio, il discorso di tipo analogico è sempre aperto. E, infatti, è assai frequente il proliferare delle metafore esemplari legate al mondo dell'esperienza specifica di una collettività, con riferimenti a oggetti o situazioni o credenze "locali".

A

E. If it rains when the sun is shining, the devil is beating his wife.
F. Quand la pluie tombe et que le soleil brille, on dit: C'est le diable qui bat sa femme et qui marie sa fille.
I. Quando è sole e piove, il diavolo mena la moglie.
S. Cuando llueve y hace sol, riñe el diablo con su mujer.

Quando il sole brilla e piove, il diavolo picchia (litiga con) la moglie. In francese C'est le diable qui bat sa femme et qui marie sa fille (è il diavolo che mena la moglie e che marita la figlia). Tutti i fenomeni naturali un po' inconsueti, che vengono a scombinare l'ordine previsto delle attività umane, rientrano nella categoria dei "segnali" che qualcosa d'insolito succede nel mondo del soprannaturale. Il diavolo ne è spesso la causa, ma è quasi sempre un "povero diavolo" con moglie da domare e figlie da maritare, gli stessi grattacapi dell'uomo (almeno ai tempi in cui questo proverbio è nato) e chi più ne ha, più ne metta, dice il proverbio francese, rincarando la dose.

B

E. A great ship asks deep waters.
F. Grand navire veut grande eau, et gros moine, gras veau.
I. Gran nave vuol grand'acqua.
R. Pentru corabie mare trebuie apã multã.

Il concetto che Gran nave vuol grand'acqua si spiega anche meglio, in un ambiente dove il mare e la grande nave non si vedono tutti i giorni, con un secondo esempio: et gros moine, gras veau (e grosso monaco, grasso vitello), in cui il volume è indicato non solo dagli aggettivi "grosso" e "grasso", ma dai due termini dell'analogia, il monaco ben pasciuto e il vitello, adeguato a lui; metafora indiscreta, ma eloquente, pittoresca, che accenna a due sfere d'esperienza note alla gente del mondo rurale dove certamente il proverbio si è affermato.

C

E. Need makes the old wife trot.
F. Besoin fait vieille trotter, et l'endormi réveiller.
Le besoin fait la vieille trotter.
I. Il bisogno fa trottar la vecchia.
S. La necesidad hace a la vieja trotar.
La necesidad hace a la vieja trotar y al gotoso saltar.
P. A necessidade mete a velha a caminho.
R. Nevoia te duce si pe unde nu ti-e voia.

Alla constatazione che il bisogno fa fare alla vecchia anche quello che non si sentirebbe più di fare, apporta un esempio il francese: Besoin fait vieille trotter, et l'endormi réveiller (Il bisogno fa trottare la vecchia e svegliare l'addormentato). Ne dà un altro, anche più appropriato, lo spagnolo con ...y al gotoso saltar (e saltare il gottoso), spettacolo fuori dal comune come quello della vecchia che "trotta". È facile cogliere l'equivalenza della vecchia e del gottoso, del trottare e del saltare, movimenti che richiedono velocità ed elasticità, attribuiti con intenzione caricaturale a due personaggi notoriamente inabili a tali movimenti per l'età e la malattia. Commenta il proverbio romeno Nevoia te duce si pe unde nu ti-e voia (Il bisogno ti porta anche dove non hai voglia), con un gioco di parole intraducibile tra "nevoia" (bisogno) e "voia" (voglia).

D

E. All that glitters is not gold.
F. Tout ce qui brille (reluit) n'est pas or.
Ce n'est pas tout or ce qui reluit, ni farine ce qui blanchit.
I. Non è tutt'oro quel che riluce.
S. No es todo oro lo que reluce.
No es oro todo lo que reluce, ni harina lo que blanquea.
P. Nem tudo o que luz é oiro.
Nem tudo o que luz é oiro, nem tudo o que alveja é prata.
R. Nu tot ce sclipeste (luceste) e aur.
Nu tot ce sclipeste e aur si nu tot ce zboarã se mãnâncã.

La seconda metafora, che ha per soggetto la farina invece dell'oro, ricorre in francese ni farine ce qui blanchit (nè farina quel che biancheggia) e in spagnolo ni harina lo que blanquea; riferimento a un oggetto più familiare dell'oro nella vita quotidiana, il "biancheggiare" della farina può trarre in inganno come il brillare dell'oro; confondere, per esempio, la farina con lo zucchero o col sale accade più spesso che prendere per oro un altro metallo e la portata degli effetti è sufficiente per metterci in guardia dalle false apparenze. Il portoghese nem tudo o que alveja é prata (nè tutto quel che biancheggia è argento) ricalca sull'esempio dell'oro quello dell'argento, mantenendosi così molto più vicino alla prima analogia. Il romeno si nu tot ce zboarã se mãnâncã (e non tutto quel che vola si mangia) cerca la relazione analogica in una metafora che sembra ingenua, ma è dettata dal sospetto che...se all'altro capo del filo sta un semplicione, la prima sia insufficiente a convincerlo.

Anche quando asserisce un'idea quasi irrefutabile, con parole semplici, senza metafore, il proverbio "espanso" ci induce a considerare il quadro da un'angolazione diversa.

E

E. No love like the first love.
F. Il n'est que les premières amours.
I. Il primo amore non si scorda mai.
I primi amori sono i migliori.
S. No hay tal amor como el primero.
Los primeros amores son los mejores.
P. Não há amor como o primeiro, nem pão como o alvo, nem carne como o carneiro.
R. Dragostea dintâi nu se uitã.
Ca dragostea dintâi alta nu-i.

L'inglese No love like the first love (Nessun amore come il primo amore), ellittico del verbo, abbrevia la distanza tra no love e first love, così che percepiamo il secondo immediatamente, first love acquista una dimensione assoluta. Il francese Il n'est que les premières amours (Non ci sono che i primi amori) e lo spagnolo No hay tal amor como el primero (Non c'è amore pari al primo) si corrispondono, ma il singolare usato in spagnolo indica più chiaramente una prima, irripetibile esperienza, mentre il francese, col plurale premières amours, meno specifico, più vago, pone l'accento sull'amare, l'insorgere di un sentimento nuovo, più che sul rapporto d'amore indimenticabile con una certa persona. Coincide con i precedenti anche il romeno Ca dragostea dintâi alta nu-i (Come il primo amore altro non c'è). La versione spagnola Los primeros amores son los mejores - plurale come in francese - e l'italiano I primi amori sono i migliori integrano gli altri e spiegano l'italiano Il primo amore non si scorda mai e il romeno Dragostea dintâi nu se uitã (L'amore della prima volta non si dimentica). Fa eccezione il portoghese che ripete l'idea Não há amor como o primeiro (Non c'è amore come il primo), ma la rielabora ulteriormente in due suggestive metafore nem pão como o alvo, nem carne como o carneiro (nè pane come quello bianco, nè carne come [quella di] il montone), suggestive in quanto evocano un mondo genuino sia nel suono di parole come pane e carne, cibo essenziale del corpo come i primi amori lo sono dell'anima, sia nel simbolismo del bianco attribuito al pane, alimento puro, e del carneiro, animale che si associa facilmente all'idea di vitalità giovanile. Queste immagini concrete portano dal cielo sulla terra i "primi amori" degli altri proverbi, mettendoli sul piano di oggetti familiari alla cultura rurale mediterranea,[29] paragone affascinante nella sua schiettezza, anche per l'uomo sofisticato della "civiltà" industriale.

A volte l'ampliamento di un proverbio è tutto un programma, nei limiti del tema.

F

E. Before you marry, be sure of a house, wherein to tarry.
F. Avant de te marier, aie maison pour habiter.
I. Innanzi il maritare, abbi l'abitare.
S. Antes de casar, tener casas en que morar, y tierras en que labrar, y viñas que podar.
P. Antes de casar arranjar casa para morar, terras para lavrar e vinhas para podar.
R. Cine se însoarã trebuie sã aibã de moarã.

Per un matrimonio solido, condizione preliminare improrogabile è l'avere una casa. Ma lo spagnolo e il portoghese non s'accontentano e aggiungono tierras en que labrar, y viñas que podar e terras para lavrar e vinhas para podar (terre in cui/da coltivare e vigne da potare); essi suggeriscono la previdenza come premessa ad un futuro di benessere assicurato per la famiglia; si provveda alla base materiale: l'abitazione, il campo, la vigna; perchè l'amore solo, senza un tetto e un lavoro, non dà garanzia di stabilità all'unione. Saggezza contadina di praticità esemplare: salverebbe anche oggi dal naufragio tante coppie che, per moralistico che suoni, s'illudono di mettere il carro dinnanzi ai buoi, o di affrontare la vita coniugale senza darsi la pena di prepararne le basi.

4. Rifiniture, deduzioni, commenti

Appendici di ogni genere fioriscono intorno al nucleo tematico, nate dall'esigenza di correggere le generalizzazioni, di puntare il dito sui limiti della validità del proverbio, spesso con una strizzatina d'occhio o una gomitata d'intesa.

Si vedano ad esempio:

A

E. An ass must be tied where the master will have him.
F. Il faut attacher l'âne comme le veut son maître.
I. Lega l'asino dove vuole il padrone.
S. Ata el asno do quiere su amo; si se encabestrare, su daño.
Ata la burra donde el amo manda, aunque se ahorque.
P. Ata o burro onde te manda o dono.
R. Leagã calul unde zice stãpânul, mãcar lupul sã-l mãnânce.

Tutti, di buon accordo, dicono che bisogna legare l'asino dove o come (fr.) vuole il padrone. Però, soggiunge lo spagnolo, si se encabestrare, su daño (se si strozzasse con la corda, danno suo) e aunque se ahorque (anche se s'impiccasse), mettendoci al corrente del rischio, ma suggerendo di lavarci le mani sulle responsabilità: se crepa, è affar suo. Il romeno mãcar lupul sã-l mãnânce (anche se il lupo lo mangiasse) si riferisce a un pericolo "locale", ma con la stessa intenzione: fa quello che ti ordina il padrone, anche se...

B

E. Every miller draws water to his own mill.
F. Chacun tire l'eau à son moulin.
I. Ognuno tira l'acqua al suo mulino.
S. Cada uno quiere llevar el agua a su molino y dejar en seco el del (de su) vecino.
Cada uno quiere llevar el agua a su molino.
P. Cada um quer levar a água ao seu moinho e deixar em seco o do vizinho.
Cada um chega a braza à sua sardinha.
R. Fiecare îsi trage spuza pe turta lui.
Mânã apa la moara lui.

Con una metafora dei tempi in cui si vedevano molti mulini per le campagne e tutti sapevano che ci vuole l'acqua per muovere la macina e che, se la macina produce farina, il mugnaio si arricchisce, si dice che ognuno tira l'acqua al suo mulino, o, con saporite metafore di colore locale, a braza à sua sardinha (port.) (la brace alla sua sardina) e spuza[30] pe turta[31] lui (rom.) (la brace alla sua focaccia). Questo lo fa nel proprio interesse, ma giustizia vuole che siano palesi anche gli effetti "secondari" del suo egoismo. Lo spagnolo y dejar en seco el del (de su) vecino e il portoghese e deixar em seco o do vizinho (e lasciar all'asciutto quello -il mulino- del vicino), in un impeto di sincerità, svelano anche l'inconfessabile secondo fine di voler realizzare i propri scopi a scapito del vicino.

Conclusioni

 Sul piano comparativo di più lingue, i proverbi equivalenti funzionano, come ho cercato di dimostrare con esempi, allo stesso modo che all'interno di ogni lingua sul piano delle varianti; ossia convogliano il contributo (di contenuto o di forma) che li contraddistingue, suggerendo un'integrazione di carattere interculturale.

Le verità sono molte e relative nel mondo del proverbio; la stessa verità ha facce diverse, secondo l'angolazione da cui si guarda[32] o il contesto in cui s'inserisce. Quello che realmente accattiva il nostro interesse è la varietà nella coerenza al tema, la suggestività delle immagini, l'arguzia, la sottigliezza, il gusto del paradosso, la ricchezza del contributo di più culture popolari. Infatti, se diverse modalità della stessa concezione si esplicano in varianti all'interno di una cultura, che utilizza elementi propri,[33] il fenomeno è anche più vistoso, quando le varianti o versioni appartengano a culture differenti. Come ben dice Luis Martínez Kleiser (e lo applicherò al piano della paremiologia comparata) "accresce incessantemente la ricchezza folklorica...il desiderio di rinforzare con esempi o similitudini la tesi principale...ogni proverbio ne genera vari...che aggiungono una nuova sfumatura di significato al proverbio iniziale con fecondità prolifica".[34]

I proverbi non sono oggetti inerti,[35] sono fluidi e in uno stato costante di flusso. Continuiamo a sommare e sottrarre.[36] Certi accrescono il loro testo per una sorta di sedimentazione. Alla frase primaria se ne sovrappone un'altra che la completa, rinforza il suo significato o la riveste d'ironia.[37] Certi sono mutilati dall'erosione del dialogo quotidiano. Il proverbio originario subisce alterazioni: ripetuto da molte bocche si deforma. Proverbi simili si riducono a sintesi, vengono potati, come limati dall'uso, ne rimane solo la prima parte, si omette il resto.[38]

Il proverbio è paragonabile alla vite, di cui le vecchie radici continuano a produrre, anche, e meglio, quando i rami si potano severamente. Le radici stesse si possono trapiantare in paesi lontani da quello d'origine e, in terreni e sotto condizioni simili, cresceranno frutti con caratteristiche simili a quelle della pianta madre, oppure il frutto si adatterà ad un altro clima e ad un altro terreno. Sarà anche possibile innestare un certo tipo di vite locale, più vigorosa, sull'altra, producendo un'uva nuova.

Così, contrariamente a quanto alcuni affermano, i proverbi si stanno adeguando alla vita d'oggi, parlano di macchine e non più di muli[39] e ci fanno l'occhiolino dai manifesti pubblicitari e dai giornali; sfruttati nelle loro molteplici valenze semantiche, nei contesti più disparati, producendosi, da consumati trasformisti, in slogan tendenziosi e suadenti; smembrati e ricomposti; sfruttati come "prête à porter multiuso" della comunicazione quotidiana; mutuati da una lingua all'altra e restituiti con qualche ritocco o irriconoscibili, non tramontano, anzi si aggiornano, conservando la prerogativa di farsi accettare, "malgrado" dicano la verità.

NOTE

*Previously published in Culture, 7 (1993), 151-175.

  1. "...sentencia corta fundada en una larga experiencia", Diccionario de Aforismos, Proverbios y Refranes, Barcelona, Editorial Sintes, 1967, Preámbulo, p. 6.

  2. "...Parábolas comprimidas...", Luis Martínez Kleiser, Refranero General Ideológico Español, Madrid, Editorial Hernando, 1978, Estudio Preliminar, p. xxii.

  3. "...mesaje literare foarte scurte..., a cãror mare densitate in factori stilistici compenseazã scurtimea", Pavel Ruxãndoiu, Aspectul metaforic al proverbelor, in Studii de Poeticã si Stilisticã, Bucarest, Editura pentru Literaturã , 1966, p. 94.

  4. "...succint expression of a significant thought with almost universal application", R. Ridout and Clifford Witting, English Proverbs Explained, London and Sydney, Pan Books, 1969, Introd., p. 13.

  5. "...es un chispazo del entendimiento...", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xiii.

  6. "...una saeta que se clave afilada y aguda en las memorias", Ibid., p. xix.

  7. "...il sait, avec patience, avec économie, dire les peines et les joies, les petitesses et les espoirs de la condition d'animal humain", Alain Rey in Dictionnaire de Proverbes et dictons di F. Montreynaud-A. Pierron-F. Suzzoni, Paris, Robert, 1984, Préface, p. xv.

  8. " ...universalidad del refrán ... aplicable a problemas, vicisitudes, ideas, vicios, virtudes de todos los hombres. ...condensaciones de avisada experiencia...", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xiv.

  9. "...amonesta, corrige, censura, reprueba y advierte...", Ibid., p. xiii.

  10. "...often humorous, filled with folk wisdom, of anonymous origin and the property of everyone", Richard D. Woods, Spanish Grammar and Culture Through Proverbs, Potomac, Maryland, Scripta Humanistica, 46, 1989, Introd., p. xi.

  11. "Los refranes son evangelios chiquitos", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xiv.

  12. "Los refranes no engañan a nadie", Ibid.

  13. "Más vale un refrancico que cien libros", Ibid.

  14. "Cien refranes, cien verdades", Richard D. Woods, op. cit., p. xi.

  15. "...this wisdom has crossed borders and oceans and internationalized, perilous indeed is any effort to affix a nationality", Ibid., p. xii.

  16. "...mútuo y simultáneo intercambio de refranes ... aquel libre dar y recibir, en el cual es difícil, si no imposible establecer quién ha prestado y quién ha recibido en préstamo", Diccionario de Aforismos, Proverbios y Refranes, cit., p. 7.

  17. In lingua spagnola, ad esempio, il Refranero General Ideológico Español, cit., ne registra 65.083, varianti incluse.

  18. gruppo di proverbi equivalenti presentati simultaneamente.

  19. Gli esempi sono tratti da Teodor Flonta, Dictionary of English and Romance Languages Equivalent Proverbs, (manoscritto inedito contenente oltre 2500 set di proverbi).

  20. "...many proverbs must be granted citizenship either through birth or naturalization", Richard D. Woods, op. cit, p. xiii.

  21. copricapo dei sacerdoti di rito greco-ortodosso.

  22. vedi Sezione 3, set D.

  23. "...on montre...que la 'vérité' n'est pas moins 'sage' (ou inepte) que son inverse." (si mostra...che la 'verità' non è meno 'saggia' (o insensata) che il suo inverso), Alain Rey, op. cit., p. xiv.

  24. "...many [proverbs] ... appear to contradict each other...in different circumstances both may be sound...Too many cooks spoil the broth / Many hands make light work" (molti [proverbi]...sembrano contraddirsi l'un l'altro...in circostanze diverse ambedue potrebbero essere validi...Troppi cuochi rovinano il brodo / Molte mani rendono leggero il lavoro), Ridout and Clifford Witting, op. cit., pp. 17-18.

  25. "...muchos de sus pensamientos son tan antiguos como la humanidad y se revistieron de formas paremiológicas en las lenguas madres para engendrar traducciones...en nuestro léxico." (molti dei suoi pensieri sono antichi come l'umanità e si rivestirono di forme paremiologiche nelle lingue madri per generare traduzioni...nel nostro lessico), Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xviii.

  26. Da notare che neînvãtat (ignorante, che non ha imparato) è la negazione di "învãtat" (colto, che ha imparato).

  27. "Ces évidences ont une fonction: rappeler l'homme à la fatalité, à l'immuable." (Questi fatti evidenti hanno una funzione: richiamare l'uomo alla fatalità, all'immutabile.), Alain Rey, op. cit., p. 6.

  28. Ibid., p. xi

  29. "...imaginación rural...Cada cebolla hace en el suelo su sombra - " (...immaginazione rurale...Ogni cipolla fa ombra in terra), Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xxii.

  30. cenere calda, leggera, mescolata con la brace.

  31. focaccia (schiacciata) preparata senza lievito.

  32. "...old truths being seen in a different light", R. Ridout and Clifford Witting, op. cit., p. 19.

  33. "Variantes... distintas modalidades de la misma concepción...", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xxvii.

  34. "...acrece incesantemente la riqueza folklórica...el deseo de fortalecer con ejemplos o similes la tesis principal...cada refrán engendra varios...añaden un nuevo matiz de significación al primitivo con fecundidad prolífera", Ibid., p. xxvii.

  35. "...ne sont pas des objets inertes...", Alain Rey, op. cit., p. xiii.

  36. "...proverbs are fluid and in a constant state of flux. We go on adding and subtracting", R. Ridout and Clifford Witting, op. cit., p. 14.

  37. "Los hay...que acrecen su texto por lo que pudiera llamarse sedimentación. A la frase primera se superpone después otra que la completa, refuerza su sentido o le reviste de ironía: A gran cabeza, gran talento, ( si es que lo tiene dentro)", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xxiv.

  38. "...el refrán repetido por muchas bocas se deforma....refranes similares...sintetizados, podados, como limados por el uso, de los que sólo la primera parte perdura, mientras la segunda se omite...", Ibid.

  39. Ho trovato un esempio di questi adeguamenti (d'autore) nella poesia di Stefano Benni "Neo-proverbio": "Rosso di sera / è scoppiata una polveriera", Ballate, Feltrinelli, Milano, 1993, p. 85.

Ariella Flonta
Department of Modern Languages (Italian)
University of Tasmania
Hobart
Australia

© Ariella Flonta

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