TEODOR FLONTA
'PROVERBIANDO, S'IMPARA'
(Il proverbio nella didattica delle lingue)*
'Niente di nuovo sotto il sole': certamente non il
proverbio e il 'proverbiare' che, se pur esiste nel senso di
'inveire contro qualcuno', dovrebbe essere riciclato per
definire non solo l'arte di servirsi dei proverbi, ma anche
quella di rielaborarli o semplicemente ispirarsi ad
essi.
Durante la sua storia millenaria, il proverbio venne
utilizzato con funzioni e scopi molteplici presso diversi
popoli. Già i Sumeri, la cui civiltà
mesopotamica risale al IV millennio a.C., destinavano ad uso
scolastico le raccolte di proverbi. In un'epoca più
vicina a noi, il Medioevo, si adoperavano nell'insegnamento
delle lingue classiche e, nel Rinascimento e nei secoli
successivi, anche in quello delle lingue moderne. Alla fine
del '500 il Florio, autore di un dizionario italiano-inglese
e raccoglitore assiduo di proverbi, se ne serviva
regolarmente nelle lezioni di italiano destinate a studenti
inglesi.1
Dai tempi di Erasmo, che fu il primo paremiologo moderno,
ad oggi, lo studio e la raccolta dei proverbi hanno
attraversato nelle civiltà occidentali periodi
alterni di auge, soprattutto tra il XVI e il XVIII secolo, e
d'indifferenza, ma non totale, come verso la fine del XIX
secolo e agli inizi del nostro.
Recentemente un risveglio d'interesse per la paremiologia
si riscontra nei paesi del nord europeo, tant'è vero
che in Finlandia è stato catalogato fino al 1959
circa mezzo milione di adagi, di cui 300.000 sono proverbi
con tutte le carte in regola, e si trovano negli Archivi
folkloristici della Società di letteratura
finlandese, mentre l'Istituto di lingua finlandese
dell'Università di Helsinki ne ha registrati, prima
del 1930, 1.425.000 comprese le varianti.2 Non a caso gli studiosi finlandesi furono tra i promotori
della rivista internazionale di studi sul proverbio, Proverbium, pubblicata dal 1965 al 1975 a Helsinki
sotto l'egida della Società di letteratura
finlandese. Purtroppo, nonostante il notevole impulso che la
rivista aveva dato agli studi paremiologici di tutto il
mondo, la sua pubblicazione cessò dopo soli 25
numeri, ma non per mancanza di materiale, come dimostra il
nuovo eccellente Proverbium.3
Anche nei paesi dell'Est europeo, attualmente, si
verifica un crescente impegno nell'indagine, specialmente di
carattere comparativo, sui proverbi e quindi si promuove la
pubblicazione di dizionari bilingui e plurilingui. Valga
l'esempio della Romania, dove, negli ultimi vent'anni,
è apparsa una serie nutrita di dizionari di proverbi
che include i bilingui inglese-rumeno,4 francese-rumeno,5 tedesco-rumeno,6 italiano-rumeno,7 i
trilingui inglese-francese-rumeno,8 inglese-italiano-rumeno,9 il
quadrilingue inglese-spagnolo-portoghese-rumeno10 e persino un dizionario dei proverbi in tutte le principali
lingue romanze.11
Sull'uso didattico dei proverbi biblici ci informa Janet
Heseltine nella sua Introduzione alla prima edizione
dell'ODEP e J. Wilson, nell'Introduzione alla terza
edizione, ribadisce che 'proverbial sayings, generally of a
sententious nature, can be found in religious manuscripts
from the first half of the eighth century onwards, with,
occasionally, brief collections of proverbs inserted half in
the vernacular, the whole in Latin, presumably to facilitate
the teaching of Latin to a novice.'12 Nella prefazione al loro libro English Proverbs
Explained, Ridout e Witting scrivono: 'As early as the
tenth century proverbs were used in England as a brighter
method of teaching Latin.'13 Ma il fenomeno non è certamente circoscritto
all'Inghilterra: testimonianze analoghe ci vengono anche
dalla Francia e dalla Spagna. Jacques Pineaux afferma: 'Au
XIIe siècle, les Proverbes du roi Salomon faisaient
partie de l'enseignement'.14 A. Gallego, che dedica un articolo all'uso dei proverbi
nell'Università di Valencia nel secolo XVI, menziona
uno studio di M. J. Stiennon dal titolo Les proverbes
dans l'enseignement liégeois au XIe
siècle.15
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Proverbio - Issue
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Bisogna aggiungere, per apprezzare appieno la portata
dell'apprendimento del proverbio, che la struttura, la
concisione del messaggio e la sua comprensibilità
fanno sì che i proverbi compaiano in maniera sempre
più vistosa in almeno due aree della comunicazione di
massa: la pubblicità e il giornalismo. Qui essi
riaffiorano nella loro forma antica o, secondo una tendenza
assai popolare, si adattano, in forma modificata, a nuovi
messaggi specifici. Tutte ragioni per cui la conoscenza del
proverbio originario s'impone, dunque, per chi voglia
recepire questi messaggi e certamente uno studente di lingue
dovrebbe essere in grado di farlo. Senza svolgere una
ricerca metodica, ho sfogliato alcune pubblicazioni,
soprattutto italiane, prestando attenzione particolare alla
pubblicità e ai titoli degli articoli; ci sono
parecchi modi di sfruttare il proverbio: ora con citazioni
integrali, ora con allusioni parziali, ora con
rimaneggiamenti che consistono nella sostituzione di una o
più parole-chiave con altre essenziali al nuovo
messaggio da trasmettere. Ecco vari titoli, classificati per
categorie, secondo la fedeltà più o meno
grande all'originale:
CITAZIONE IN FORMA INTEGRALE:
'Tanto è ladro chi ruba come chi tiene
il sacco' (sulla denuncia del riciclaggio del denaro
sporco proveniente da attività illecite come il
commercio della droga), Famiglia Cristiana, 27/1/85, p.
18
'Gli affari sono affari' (titolo della recensione
del libro L'esegesi dei luoghi comuni di
Léon Bloy), Panorama, n. 1045, 27/4/86, p. 149
'Chi fa da sé fa per tre' (riguarda il
piano dei tre maggiori partiti, Dc, Psi, Psi, per imporre
una soglia minima del 5% per entrare in Parlamento),
Panorama, n. 1130, 13/12/87, p. 58
CITAZIONE PARZIALE O CON MODIFICAZIONI (sostituzione di
parole-chiave):
Del proverbio Contadini e montanini, scarpe grosse e
cervelli fini viene usata solo la seconda parte e anche
quella modificata:
'Tasche grosse, cervello
fino' (allude agli imprenditori lombardi), Panorama,
n. 1005, 21/7/85, p. 58. Qui a scarpe si
sostituisce tasche con riferimento alla
loro capienza nel caso degli imprenditori.
'Scarpe grosse, cappello fino' (si riferisce ad Alessandria ed alla sua
produzione di cappelli), Panorama, n. 1045, 27/4/86, p.
276
Sul proverbio La paura fa novanta, la fantasia
dell'articolista si sbizzarrisce fino a sostituire sia il
soggetto che l'oggetto (il numerale), nell'esempio che
segue:
'La fortuna fa venti' (titolo-presentazione
della 20a versione di una famosa macchina), Qui Touring
'Notizie', n. 42, 22-27/12/86, p. 9. Dove è
significativa la sostituzione fortuna/paura e venti/novanta.. Di 'proverbiale'
rimane il 'fa' nel significato del proverbio originario,
eppure ne avvertiamo l'eco.
'La paura fa Novecento' (articolo che parla di un'antologia di storie di fantasmi
di autori anglosassoni), Panorama, n. 1131, 20/12/87, p.
139. Qui abbiamo la sostituzione Novecento/novanta.
'La paura fa '92' (l'articolo riguarda la liberalizzazione delle frontiere
e dei movimenti di capitali con l'unificazione del
mercato comune europeo prevista per il 1992), Panorama,
n. 1148, 17/4/88, p. 255
La celebre frase di Enrico IV di Francia Parigi val
bene una messa, passata 'in proverbio', trova un uso
molto calzante in:
'Mosca val bene una
messa' (con riferimento al progetto di Giovanni Paolo
II di visitare l'Urss nel 1988), Panorama, n. 1006,
28/7/85, p. 132
L'occasione fa l'uomo ladro è usato
maliziosamente, sostituendo a l'uomo ladro la
grazia:
'L'occasione fa la
grazia' (parla della grazia che avrebbero
dovuto ottenere i dissociati dal terrorismo in occasione
dei quarant'anni della Repubblica), Panorama, n. 1038,
9/3/86, p. 56
L'inflazione sostituisce il male nel
proverbio Non tutto il male vien per nuocere in:
'Non tutta l'inflazione vien per nuocere' (intervista con un economista
sull'inflazione che riprende a salire in seguito al calo
in borsa), Panorama, n. 1126, 15/11/87, p. 268
Alleanza, con un meccanismo che fa
parte del gioco, rima persino con il termine che
sostituisce, usanza :
'Paese che vai, alleanza che trovi' (articolo sulle giunte anomale Dc-Pci),
Panorama, n. 1131, 20/12/87, p. 44
Non si vive di solo pane si trasforma in:
'Non si vive di solo qat' (Nello Yemen del Nord tutti
masticano foglie di qat, una droga che cancella la
fatica; le piantine coltivate al posto del caffè
hanno distrutto l'economia nordyemenita. Il governo ha
un'idea: puntare tutto sull'estrazione del petrolio.),
Panorama, n. 1088, 22/2/87, p. 87
'Non si vive di sola City' (articolo sugli ultimi successi economici della Gran
Bretagna), Panorama, n. 1154, 28/5/88, p. 207
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CITAZIONE CHE CONTRADDICE IL PROVERBIO TRADIZIONALE:
'E' tutt'oro quel che
luce' (a proposito del sultano del Brunei il cui
palazzo ha 1800 stanze e 2000 telefoni ed è
costato $400 milioni), Panorama, n. 1038, 9/3/86, p.
87
'E' tutt'oro quel che look' (parla della
pubblicità e dell'importanza del packaging e del look del prodotto), Panorama, n. 1135,
17/1/88, p. 136
'Ambasciatore porta pena' (sul nuovo ambasciatore statunitense a Pretoria,
'colpevole' di essere nero), Panorama, n. 1135, 17/1/88,
p. 82
Infine ecco qualche esempio in inglese di un procedimento
efficace, ma meno frequente:
PROVERBI CON L'INVERSIONE DEI TERMINI:
'Good news is no news' (titolo di un articolo
sulla stampa, la quale per vendere si appella a notizie
che provocano scandalo e preoccupazione nel lettore), The
Australian, 12/7/88, p. 13
'Every silver lining has a cloud' (sottocapitolo
dell'articolo appena menzionato), The Australian,
12/7/88, p. 13. Molto eloquente il capovolgimento del
concetto.
A questo punto si sarà notato che, quasi in tutte
le citazioni riportate, l'eco, più o meno precisa,
del proverbio crea, intenzionalmente, un effetto ironico o
umoristico o polemico avvertibile sempre meglio dopo aver
letto l'articolo ed averlo, mentalmente, rapportato al
proverbio a cui il titolo vuol richiamare.
PUBBLICITA':
Quando s'impernia sul proverbio, questo funziona davvero
come fulcro attorno a cui ruota l'intero macchinario del
messaggio pubblicitario, che si carica di ogni accezione,
interpretazione, modificazione semantica possibile o se ne
serve semplicemente per 'creare un'atmosfera'.
PROVERBI CITATI IN FORMA INTEGRALE:
'Detto fatto' (réclame sul sistema
informativo globale che controllerà e
dirigerà tutto il sistema produttivo, distributivo
e gestionale di un'azienda), Panorama, n. 1051, 8/6/86,
pp. 96-7
'Chi semina raccoglie' (réclame di un Club,
ambiente ideale per tenere seminari, congressi, motivare
un'équipe di lavoro, valorizzare una leadership
per poi raccoglierne i frutti), Panorama, 1040, 23/3/86,
p. 227 e 1042-43, 13/4/86, p. 164
'Chi fa da sé fa per tre' (offerta di
lavoro a persone che dispongono di un minimo di capitale
e vogliono lavorare in proprio), Corriere della Sera,
6/1/85, p. 15
CITAZIONI DI PROVERBI IN LINGUE DIVERSE (adattati nella
stessa lingua):
Con essi si sfrutta il fenomeno dell'assimilazione di
proverbi che usiamo in lingua originale.
In vino veritas diventa:
'In vino Caritas' (con riferimento a 14.000 litri di vino sequestrati a
Roma all'epoca del metanolo - assolti perché non
lo contenevano - e che sono finiti sulle tre mense della
Caritas per i poveri), Panorama, n. 1088, 22/2/87, p. 63
Cherchez la femme diventa:
'Cherchez la France' (réclame del Turismo Francese per vacanze in
Francia), Panorama, n. 1088, 22/2/87, p. 173 e Panorama,
n. 1045, 27/4/86, p. 218
Fantasiosa è la versione moderna del proverbio
latino Errare humanum est, perseverare autem
diabolicum:
'Videre televisionem humanum est. Programmare cum
televideo diabolicum.' (pubblicità
di un nuovo videoregistratore), Panorama, n. 1131,
20/12/87, p. 142. E qui diabolicum ha addirittura
una connotazione positiva.
Anche in inglese il fenomeno esiste:
PROVERBI CON SOSTITUZIONE DI ELEMENTI:
Nei due esempi che seguono, Home sweet home diventa:
'Home $weet home!' (articolo con riferimento all'investimento sicuro nella
casa), The Sunday Tasmanian, 22/3/87, p. 19. Notare
l'allusione al dollaro, l'uso equivoco del suo simbolo al
posto della 's' iniziale di 'sweet'.
'Home sweet dome!' (titolo
sulla costruzione di case ottagonali con il tetto di
metallo a forma di cupola -dome- nella zona di Adelaide),
The Sunday Tasmanian, 13/11/88, p. 21
'Variety is the spice of Greece' (su vacanze di ogni tipo
in Grecia offerte da agenzie di viaggi), The Weekend
Australian, 27-28/2/88
PROVERBIO NELLA SUA FORMA ORIGINARIA:
'The pen is mightier than the sword' (pubblicità a tutta pagina della compagnia Parker per
la penna dello stesso nome. Vi sono fotografati Gorbaciov e
Reagan mentre firmano il trattato per la limitazione degli
ordigni nucleari. Il commento dice 'The historic document is
signed. The pen is a Parker.'), The Australian, 1987. Ma il
trucco sta nel costringere il consumatore ad
un'interpretazione nuova con l'ausilio dell'immagine che si
riferisce, senza dubbio, all'accezione letterale di pen.
Come dimostrano gli esempi or ora citati, il proverbio
comunica, sfruttando contemporaneamente diversi codici
semantici, idee che avrebbero richiesto molte più
parole per risultare chiare e persuasive e al tempo stesso
captare l'attenzione del lettore.
Tra le ragioni che inducono gli autori di testi
scolastici, i giornalisti e gli agenti pubblicitari a usare
il proverbio per sostenere un concetto o assicurarsi
l'interesse dell'utente del messaggio c'è senz'altro
la qualità del proverbio di essere sintetico, in
altre parole la sua concisione, la sua brevità. Col
proposito di tradurre in numeri questo concetto, ho fatto il
calcolo delle parole contenute in ciascuno dei 2199 proverbi
inglesi e italiani presenti in una mia raccolta20.
Per esaminare la lunghezza dei proverbi nei 2 corpora a
mia disposizione, li ho adattati così da facilitare
un'analisi computazionale. Secondo tale analisi, la loro
lunghezza varia da un minimo di 2 ad un massimo di 50
parole, come dimostrano i risultati che riporto qui di
seguito:
| INGLESE |
|
ITALIANO
|
|
| Lunghezza
parole
|
Numero
proverbi
|
Lunghezza
parole
|
Numero
proverbi
|
2
|
9 |
2 |
2 |
3 |
71 |
3 |
31 |
4 |
179 |
4 |
137 |
5 |
240 |
5 |
262 |
6 |
332 |
6 |
322 |
7 |
336 |
7 |
341 |
8 |
271 |
8 |
290 |
9 |
225 |
9 |
244 |
10 |
169 |
10 |
182 |
11 |
124 |
11 |
115 |
12 |
73 |
12 |
97 |
13 |
60 |
13 |
63 |
14 |
37 |
14 |
32 |
15 |
19 |
15 |
27 |
16 |
15 |
16 |
18 |
17 |
12 |
17 |
10 |
18 |
5 |
18 |
3 |
19 |
7 |
19 |
3 |
20 |
3 |
20 |
3 |
21 |
2 |
21 |
7 |
22 |
2 |
22 |
2 |
23 |
1 |
23 |
3 |
24 |
2 |
- |
- |
26 |
2 |
- |
- |
- |
- |
27 |
1 |
- |
- |
28 |
2 |
30 |
1 |
- |
- |
- |
- |
33 |
1 |
34 |
1 |
- |
- |
- |
- |
36 |
1 |
50 |
1 |
- |
- |
| 17247 |
2199 |
17752 |
2199 |
|
|
|
|
Si può osservare che i proverbi di 7 parole
costituiscono il gruppo più numeroso tra tutti quelli
di una stessa lunghezza: 336 inglesi (15,3% del corpus) e
341 italiani (15,5%). Ma, se sommiamo i proverbi brevi,
considerando, cioè, la fascia comprendente quelli con
lunghezze di 2 fino a 7 parole, otteniamo i seguenti
risultati: 1167 proverbi inglesi, cioè il 53%, e 1095
italiani, cioè il 49,8%; quelli brevi e molto brevi
costituiscono quindi circa la metà di ogni
corpus.
Tuttavia, per ambedue le lingue, la concentrazione
maggiore si nota tra le lunghezze che vanno da 4 a 11
elementi, più precisamente 1876 proverbi inglesi
(85,3% del corpus) e 1893 italiani (86%) appartengono a
questa fascia. Essendo formule compiute e brevi e per di
più argute e, in molti casi, espresse con un
linguaggio figurato, si capisce perché i proverbi
siano facilmente memorizzabili. Il processo mnemonico
è facilitato anche dal ricorrere di parole-base
intorno alle quali la metafora o il concetto da esprimere
ruota. Infatti, se esaminiamo le liste delle parole
ricorrenti, notiamo che i sostantivi inglesi con frequenza
20 o più e i loro equivalenti italiani sono:
| Parole inglesi |
Frequenza discendente |
Equivalenti italiane |
Frequenza |
Parole italiane |
Frequenza discendente
|
man* |
203
|
uomo |
54
|
Dio
|
56
|
God
|
51
|
Dio
|
56
|
uomo
|
54
|
devil
|
49
|
diavolo
|
44
|
cane
|
47
|
love
|
49
|
amore
|
43
|
casa
|
46
|
thing
|
47
|
cosa
|
43
|
diavolo
|
44
|
dog
|
45
|
cane
|
47
|
amore
|
43
|
friend
|
38
|
amico
|
33
|
cosa
|
43
|
woman
|
36
|
donna
|
35
|
tempo
|
41
|
horse
|
35
|
cavallo
|
38
|
cavallo
|
38
|
eye
|
34
|
occhio
|
33
|
donna
|
35
|
money
|
33
|
denaro
|
26
|
amico
|
33
|
time
|
33
|
tempo
|
41
|
occhio
|
33
|
house
|
33
|
casa
|
46
|
acqua
|
31
|
death
|
29
|
morte
|
26
|
asino
|
31
|
hand
|
29
|
mano
|
27
|
bocca
|
30
|
fire
|
28
|
fuoco
|
24
|
capo (testa)
|
30
|
head
|
28
|
capo (testa)
|
30
|
parola
|
30
|
water
|
28
|
acqua
|
31
|
mano
|
27
|
word
|
28
|
parola
|
30
|
denaro
|
26
|
wife
|
26
|
moglie
|
24
|
morte
|
26
|
day
|
25
|
giorno
|
21
|
vino
|
25
|
ass
|
24
|
asino
|
31
|
fuoco
|
24
|
child
|
24
|
figlio
|
23
|
moglie
|
24
|
truth
|
23
|
verità
|
17
|
pane
|
24
|
wine
|
22
|
vino
|
25
|
figlio
|
23
|
mouth
|
21
|
bocca
|
30
|
piede
|
23
|
bird
|
20
|
uccello
|
20
|
giorno
|
21
|
mother
|
20
|
madre
|
16
|
mondo
|
21
|
-
|
-
|
-
|
-
|
cuore
|
20
|
-
|
-
|
-
|
-
|
fortuna
|
20
|
-
|
-
|
-
|
-
|
oro
|
20
|
|
|
|
|
|
|
* man è così frequente in inglese
perché di regola serve a sostantivare l'aggettivo,
mentre in italiano corrisponde semplicemente all'aggettivo
sostantivato. Esempio: the old man/il vecchio, the
poor man/il povero, the wise man/il
saggio.
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Proverbio - Issue
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Vorrei concludere, riesumando l'altro aspetto della
didattica dei proverbi che, nei tempi passati, si usava
tenere in gran conto e (perché no?) potrebbe far
comodo anche oggi: mi riferisco al loro ruolo educativo.