ARIELLA FLONTA
DI PROVERBIO IN PROVERBIO
Potenziale semantico della paremiologia comparata (inglese e
lingue romanze)*
Introduzione
Breve, ma fondato su di una lunga
esperienza,[1] parabola
concentrata,[2] messaggio
letterario brevissimo di cui la grande densità
compensa la brevità,[3] espressione succinta di un pensiero importante con
applicazione quasi universale,[4] scintilla d'intelligenza,[5] freccia che si pianta affilata e aguzza nelle
memorie,[6] il proverbio sa,
con pazienza, con economia, dire le pene e le gioie, le
piccinerie e le speranze della condizione d'animale
umano.[7] Applicabile a
problemi, vicende, idee, vizi, virtù di tutti gli
uomini,[8] ammonisce, corregge,
censura, disapprova e consiglia.[9] Spesso umoristico, pieno di saggezza popolare, di origine
anonima e proprietà di ognuno,[10] definisce se stesso come un piccolo vangelo[11] che non inganna nessuno,[12] vale più di cento libri[13] e dice il vero in cento modi.[14]
La saggezza del proverbio ha oltrepassato frontiere ed
oceani ed è diventata internazionale: perciò
è davvero rischioso qualsiasi tentativo di
attribuirgli una nazionalità.[15] Lo scambio mutuo e simultaneo di proverbi, quel libero dare
e ricevere, in cui è difficile, se non impossibile,
stabilire chi ha prestato e chi ha ricevuto in
prestito[16] alimenta di
continuo non solo il patrimonio paremiologico di un popolo,
ma il patrimonio comune di molti.
Da questo "collage" di definizioni e descrizioni di
aspetti pertinenti del proverbio, per bocca di studiosi di
vari paesi, partirò per trattare dei proverbi che,
circolando in lingue diverse, si mantengono fedeli ad una
sostanza comune (equivalenti) manipolata ad immagine e
somiglianza delle rispettive culture, secondo l'estro e
l'esperienza degli individui e della collettività;
tale sostanza assume dimensioni e forme sempre nuove,
caricandosi di valenze insospettate e dimostrando un
potenziale metaforico inesauribile.
Le raccolte monolingui offrono, in certi casi,
quantità spettacolari di proverbi,[17] ma, ai fini di un discorso comparativo, nella giungla di
proverbi ed espressioni linguistiche affini a cui spesso si
trovano abbinati, è opportuno identificare quelli che
in sostanza si "equivalgono" dal punto di vista semantico,
cioè convogliano lo stesso messaggio. Il loro numero
in un certo set[18] di lingue,
ovviamente, è molto ridotto rispetto alla produzione
totale di ciascuna, soprattutto se cerchiamo l'equivalenza
tra proverbi di lingue appartenenti a famiglie diverse (qui:
le lingue romanze e l'inglese). Bisogna scoprire il comun
denominatore, la costante, quando ci sia, sotto le spoglie
della forma che in paesi diversi un messaggio assume:
struttura della frase, formulazione linguistica, veste
metaforica. Più ampio è il set che si
considera, più difficile si fa l'impresa di captare
l'equivalenza del concetto-radice, e più ristretto
è il numero dei proverbi che rientrano nella
categoria. Qualche volta non esistono o non sono attestati
in una o più lingue (cioè il set è
incompleto), ma vale ugualmente la pena di registrare quanto
reperibile. È come brancolare in una stanza buia
cercando l'interruttore della luce: si sa che nella stanza
ci sono gli oggetti che cerchiamo, ma non li possiamo
ubicare, riconoscere e utilizzare...
Un Dizionario di proverbi equivalenti, fondato su
di un lavoro preliminare, sapiente e paziente, di collezione
e collazione, è, dunque, il primo strumento
indispensabile per "far luce" sul materiale, scelto e
organizzato in modo da favorire una lettura panoramica
chiara e utile. È quest'ordinamento in funzione del
comun denominatore semantico dei proverbi che ne evidenzia
le analogie, i fattori differenzianti, l'originalità
metaforica, la varietà formale.
Mi propongo qui di esplorare ed illustrare, valendomi di
una selezione di proverbi equivalenti attestati in tutte, o
quasi, le principali lingue romanze (francese, italiano,
spagnolo, portoghese e romeno) e in inglese,[19] quale sia il potenziale di uno studio comparativo
privilegiato dalla disponibilità di tale
strumento.
Con quest'obbiettivo ho estrapolato dalla vasta raccolta
sopra citata alcuni set di proverbi per esemplificare e
commentare la fisionomia "interculturale" di un proverbio.
Ad alcuni proverbi che si traducono l'un l'altro (ma non
è cosa semplice identificare l'originale) e
coincidono perfettamente, si affiancano varianti di una
stessa lingua, che contengono elementi diversi e nuovi. Il
criterio generale di analisi è la ricerca dei tratti
distintivi, piccoli o grandi, di ogni componente del set,
che collaborano allo "svelamento" di un messaggio composito:
esso dipende, infatti, dagli apporti e dalla combinazione
dei fattori, espliciti ed impliciti, "diversi".
I set di proverbi sono presentati a gruppi che illustrano
un fenomeno in particolare, ma nell'analisi rientrano varie
altre considerazioni integrative e complementari.
1. Corollario al concetto enunciato dal proverbio.
Abbinamento con un concetto relativo allo stesso
tema
All'enunciato "semplice", non di rado, si aggiungono
espressioni che completano o limitano il messaggio o lo
abbinano ad un altro sullo stesso tema. I proverbi,
così generati, a struttura bimembre, sono molto
comuni e interessanti, perchè, di solito, contengono
sviluppi e corollari di un proverbio che in certe lingue si
presenta solo in forma breve o abbreviata.
A
E. Love is the true reward of love.
F. L'amour ne se paie qu'avec l'amour.
Amour ne s'achète, ni se vend; mais au prix
d'amour, amour se rend.
I. Amore con amor si paga.
Amore non si compra né si vende, ma in premio
d'amor, amor si rende.
S. Amor con amor se paga.
Si deseas ser amado, ama.
P. Amor com amor se paga e com desdem se
apaga.
Love is the true reward of love, cioè non
si paga come una mercanzia qualunque, è un sentimento
che ha un valore al quale denaro e regali non sono
adeguati.
Il proverbio francese si presenta con una sottile
differenza: a is the true reward (è la vera
ricompensa) corrisponde ne se paie qu'avec (non si
paga che con), cioè esclude qualsiasi altro tipo di
"pagamento", presupponendo un valore di ordine diverso da
quello del denaro. La variante francese ne
s'achète, ni se vend (non -è merce che- si
compra o si vende); mais au prix d'amour, amour se rend (ma al prezzo d'amore, amor si rende) continua la
terminologia relativa al commercio di un bene materiale, ma
specifica che l'amore non è come un oggetto comune e
lo scambio è possibile solo nella stessa moneta,
l'amore.
Al francese corrisponde letteralmente l'italiano, ma
c'è anche una versione breve, che, con sottile
accortezza formale, evidenzia la parola-chiave ripetendo in
posizione iniziale: Amore con amor ed afferma
perentoriamente che così si paga.
Lo spagnolo è identico all'italiano nella forma
breve; ma offre sullo stesso tema un proverbio che consiglia ama, premettendo si deseas ser amado.
Cioè alla concisione dell'altro sostituisce una forma
esplicita in cui il primo amor equivale all'intera
proposizione condizionale con soggetto (tú),
verbo (deseas) e chiarimento della funzione passiva
(ser amado) del termine amor, mentre con
amor se paga si riassume nell'imperativo ama, senza accennare al fatto che l'amare costituisca una
ricompensa o un pagamento.
Interessante è il confronto con il portoghese che
alla formulazione di base, esattamente uguale allo spagnolo
e all'italiano, aggiunge e com desdem se apaga (e con
sdegno si estingue), che non è più una
spiegazione, ma un concetto-corollario del primo. Se
apaga richiama se paga, gioco di parole che serve
a dar coesione alla formula intera e che, con un espediente
comune nel campo dei proverbi, ne facilita la
memorizzazione. In questo set sono due i corollari: che
l'amore non si compra né si vende (questo lo dicono i
proverbi francese e italiano) e che non si alimenta con lo
sdegno.
B
E. Thought is free.
F. Les pensées ne paient point de douane.
I. I pensieri non pagano gabelle / I pensieri sono esenti
dal tributo, ma non dall'inferno.
S. El pensamiento no tiene alcabala / barrera.
P. O pensamento é livre / não tem
barreiras.
R. Pentru cugete nu ia nime vamã.
Nel set B il concetto-nucleo, che il pensiero è
libero, compare in inglese e in portoghese. In tutte le
altre lingue al termine "libero" si sostituisce
un'espressione metaforica, tratta dalla procedura normale,
soprattutto nel passato, all'atto di oltrepassare una
frontiera: pagar dogana (fr. douane; it. gabelle, tributo; sp. alcabala; rom. vamã). Il pensiero può oltrepassare il
confine senza pagarla, può spaziare senza dover
niente a nessuno, il suo mondo non ha limiti materiali: come
l'amore, appartiene ad un ordine diverso di valori. Col
pensiero l'uomo può andare dove vuole senza ostacoli
(vedi il port. sem barreiras = senza barriere e lo
sp. no tiene barrera = non ha barriera), anche se
è povero; non deve render conto a nessuno sulla terra
di quel che rimugina dentro di sè, di buono o di
cattivo. Ma ecco che l'italiano confuta l'interpretazione in
senso assoluto del proverbio: I pensieri sono esenti dal
tributo, ma non dall'inferno. Ecco che
questa libertà che si annunciava illimitata, di fatto
non lo è, dato che, come qui si fa presente, avremo
da pagare nell'aldilà, se trasgrediremo i limiti del
lecito. L'esenzione dal tributo materiale non comporta
necessariamente quella da un tributo d'altro genere. Se
sconfina nel male, l'uomo è soggetto alle leggi di un
altro mondo, il mondo dello spirito. Ne risulta un messaggio
più completo, pregno di significati deducibili dalla
metafora: c'è pur sempre una legge con cui fare i
conti. Dal passato remoto, biblico, evocato con la parola inferno, si fa strada nella nostra immaginazione il
frutto proibito del Paradiso terrestre. E il gioco è
fatto: la replica, ma non dall'inferno, con la
complicità della tradizione religiosa, è
valida quanto l'enunciato, che rischiava forse...di
"sconfinare" nell'anarchia.
C
E. Poverty is not a shame; but the being
ashamed of it is.
F. Pauvreté n'est pas honte.
I. La povertà non è vergogna / colpa.
S. A pobreza no hay vergüenza.
Pobreza no es vileza.
P. Pobreza não é vergonha / não
obriga a vileza.
R. Sãrãcia nu-i rusine.
A fi sãrac nu e rusine, ci a fi
necinstit.
Nel set C si afferma concordemente che la povertà
non è vergogna. È la presenza di un secondo
membro del proverbio in inglese e in romeno che attrae la
nostra attenzione. L'inglese dice but the being ashamed
of it is (ma lo è il vergognarsi di essa) e il
romeno ci a fi necinstit (ma l'esser disonesto). Il
discorso non si limita ad assicurare il povero che la sua
"degnità" come persona non ha a che fare con la sua
condizione economica: il proverbio inglese insiste sul fatto
che vergogna è il vergognarsi della povertà,
quasi a commento di un fenomeno comune quale l'umiliazione
che deriva al povero dal non disporre degli stessi mezzi
materiali del ricco, dallo svantaggio sociale di cui
indiscutibilmente soffre e dal disprezzo di chi giudica il
monaco dall'abito. La povertà non è colpa del povero (dice anche una variante italiana) e
non è vileza = viltà nel senso di
bassezza morale (sp. e port.). L'esser disonesto, sì,
è vergogna: il romeno mette a fuoco il vero problema,
corregge l'ottica miope di chi giudica solo dalle apparenze
e interpreta una situazione condizionata da circostanze
incontrollabili, la povertà, secondo un metro che
veramente si dovrebbe applicare a circostanze controllabili,
cioè al comportamento morale dell'individuo.
È chiaro che, anche dove il set si presenta
coerente, il concetto-base non si riveste di metafore, ed
è praticamente tradotto alla lettera (non indaghiamo
qui dove sia nato e dove si sia "naturalizzato"),[20] l'esame comparativo riserva sempre qualche sorpresa nella
forma di un contributo al messaggio: le sue implicazioni si
moltiplicano, si previene qualche obbiezione.
D1
E. The cowl does not make the monk.
F. L'habit ne fait pas le moine.
I. L'abito non fa il monaco.
S. El hábito no hace al monje.
El hábito y la capilla no hace fraile.
P. O hábito não faz o monge, mas
fá-lo parecer de longe.
R. Rasa nu te face cãlugar.
Nu tot ce poartã rasã si
camilafcã e cãlugãr.
D2
E. The coat makes the man.
F. L'habit (La robe) fait l'homme.
C'est l'habit qui fait le moine.
I. L'abito fa l'uomo ( il monaco).
S. El traje hace al hombre.
El hábito hace al monje (fraile).
P. O hábito faz o monge.
R. Haina face pe om.
Ovunque, molto popolare è il proverbio sull'abito
che non fa il monaco. Il romeno dice anche: Nu tot ce
poartã rasã si
camilafcã[21] e
cãlugãr (non tutto quel che porta la
tonaca e il cappuccio è monaco) e, sulle orme di un
altro proverbio arcinoto (non è tutt'oro quel che
riluce),[22] rinforza il
concetto-base, riecheggiando la metafora sul tema delle
apparenze che ingannano, associata alla stessa struttura
formale. Nel set si distingue il portoghese per la
precisazione smaliziata mas fá-lo parecer de longe (ma lo fa sembrare da lontano), che ha tutta l'aria di
un'obbiezione fatta dall'uomo della strada per il quale
"sembrare" è spesso sinonimo di "essere";
perchè, alla fin fine, sono molte le persone che
giudicano superficialmente e che, a loro volta, mascherano
le proprie pecche fisiche o morali con successo. Dal che si
deduce un altro concetto-chiave innegabile quanto il primo:
che l'abito fa il monaco.
Esaminiamo il set D2, in cui si dice appunto questo,
cioè il contrario del set D1: la nuova formula, a
prima vista, sembra sfacciata nei confronti di quella
tradizionale. Eppure non si nega una verità per
sostituirla con l'altra, ma si constata la coesistenza di
due verità che non si cancellano reciprocamente,
perchè tutte e due ammissibili in funzione delle
circostanze; non si pretende di escludere un aspetto del
vero, perchè è meno "morale". Tutto è
relativo su questa terra.[23] L'esperienza insegna che, anche se non c'è un monaco
autentico sotto l'abito, possiamo ingannare gli altri da
lontano e che ciò, a volte, è utile; anzi,
c'è chi impara la parte così bene da
identificarsi col personaggio di cui porta la veste. In base
al proverbio romeno concludiamo che, se l'uomo non è
sempre all'altezza della situazione, c'è sempre la
speranza di arrivare allo scopo per via diversa o traversa;
se incominciamo ad assumere l'aspetto del monaco, gli altri
si comporteranno con noi come se lo fossimo davvero;
così, anche il nuovo proverbio ha ragione.[24]
E
E. Love is blind.
F. L'amour est aveugle.
I. L'amore è cieco.
S. El amor es ciego.
P. O amor é cego, mas vê muito ao
longe.
R. Dragostea nu are ochi.
Dragostea e oarbã, dar cãsãtoria
îi gãseste leacul.
Che l'amore è cieco, è risaputo, in tutte
le lingue c'è il proverbio; in portoghese e in
romeno, però, una nota ironica apporta qualche
ritocco all'immagine classica suggerendo che si tratti di
una presbiopia: mas vê muito ao longe (ma vede
molto lontano), o di una cecità temporanea: romeno dar cãsãtoria îi
gãseste leacul (ma il matrimonio gli trova
il rimedio). È una postilla per disincantare chi cita
il proverbio a giustificazione di una scelta poco ortodossa
secondo i canoni del buon senso o, semplicemente, della
mentalità imperante: bada che forse non è un
amore del tutto disinteressato (port.); bada che quando
arriverai al dunque, vedrai quello che non vedevi prima: la
realtà quotidiana, le responsabilità ti
apriranno gli occhi. Un amore cieco, o che addirittura non
ha occhi, secondo la versione romena nu are ochi, ma
poi vede quel che vuole (port.), cioè il suo
interesse, e quello che non vuole (romeno), siano le
difficoltà della vita o i difetti del coniuge,
è una figura che riassume efficacemente le due facce
della medaglia.
F
E. Few words to the wise suffice.
F. À bon entendeur peu de paroles.
I. A buon intenditor, poche parole.
S. A buen entendedor, pocas palabras.
P. A bom entendedor, poucas palavras.
R. De putine vorbe înteleptul
întelege, iar cel nebun nici când
urechile i le spargi.
Ottimo esempio di proverbio latino (Intelligenti
pauca) adottato senza modificazioni da tutte le lingue
romanze e dall'inglese.[25] In
romeno, però, c'è un pizzico di sale in
più: iar cel nebun nici când urechile i le
spargi (ma il matto -non capisce- neanche quando le
orecchie gliele rompi), dove la figura del matto ha del
caricaturale con quelle "orecchie" in posizione enfatica e
l'ambigua espressione "gliele rompi" (a suon di urli o di
legnate?) a conclusione della frase. Convincente è
proprio il contrapporsi intenzionale al tono elevato del
primo membro De putine vorbe
înteleptul întelege (Da poche
parole il saggio capisce), del tono quasi parodistico del
secondo, che mette a fuoco in termini fisici la
difficoltà di farsi capire.
G
E. Live and learn.
F. Il n'est que de vivre pour apprendre.
On apprend à tout âge.
I. Vivendo s'impara.
Sin che si vive, sempre s'impara.
S. Mientras se vive, siempre se aprende.
Cada día se aprende algo nuevo.
P. Quanto mais vivemos mais aprendemos.
R. Omul cât trãieste
învatã si tot moare
neînvãtat.
Cât trãieste omul multe
învatã (aflã).
Estremamente conciso in inglese e in italiano, diremmo,
"ridotto all'osso", un po' più esplicito nelle altre
lingue, questo proverbio sottolinea un aspetto positivo
della vita (vivendo s'impara): ma s'arriva poi da qualche
parte? Il romeno soggiunge si tot moare
neînvãtat (eppure muore senza aver
imparato/ignorante).[26] È un commento che, da un lato, apre la prospettiva di
una quantità di cose a imparare le quali non basta
una vita, per lunga che sia, dall'altra mette in rilievo
l'inadeguatezza della mente umana al compito d'imparare
tutto quello che vorrebbe.
Una coscienza amara della realtà limita, con la
certezza che, anche imparando continuamente, resteremo pur
sempre ignoranti, la soddisfazione di riuscire a
progredire.
H
E. It is only the dead who do not return.
F. Quand on est mort, c'est pour longtemps.
On ne peut faire les morts revivre
I. I morti non tornano.
S. Los muertos no vuelven; pero siguen influyendo en
nuestra sorte.
R. Mortul de la groapã nu se mai
întoarce.
I morti non tornano: su questo tema ognuno ha il suo
punto di vista. L'inglese It is only the dead who do not
return (Sono solo i morti che non ritornano) sottintende
che i vivi hanno sempre la speranza di tornare. Il francese
dichiara ironicamente Quand on est mort, c'est pour
longtemps (Quando si è morti, è per "molto
tempo" - leggi "per sempre") oppure, più seriamente On ne peut faire les morts revivre (Non si possono
far rivivere/risuscitare i morti), un incoraggiamento a
rassegnarsi all'ineluttabilità della morte.[27] È lo spagnolo che introduce un concetto nuovo: pero siguen influyendo en nuestra sorte (ma
continuano ad influire sulla nostra sorte). La storia non
finisce lì, siamo ancora legati a quelli che ci hanno
preceduto. Nè possiamo illuderci di voltare le spalle
e continuare a vivere come se chi è morto non
contasse più nel mondo dei vivi, nè a chi deve
morire manca la consolazione di lasciare dietro di sè
una traccia del proprio passaggio sulla terra. Il romeno Mortul de la groapã nu se mai întoarce (Il morto dalla tomba non torna più), menzionando la
tomba dà, per così dire, "corpo" al morto ed
evoca più concretamente l'idea del cimitero da cui i
defunti sono nell'impossibilità materiale -
perchè "morti e sepolti" - di tornare indietro.
2. Spiegazione del concetto. Espansione del
proverbio
Il proverbio è soggetto all'erosione della forma
e, col tempo, diventa sempre più allusivo e meno
esplicito. Basta dirne il principio, per trasmettere
l'intero messaggio; ma è frequente che il secondo o,
con minor frequenza, il primo membro di un proverbio, ormai
sottinteso, risulti infine totalmente ignoto ai parlanti di
generazioni successive a quella che l'aveva prodotto. Non di
rado uno o più proverbi equivalenti che conservano la
parte esplicativa, ci aiutano a integrare il senso che per
noi era perduto.
A
E. Laws catch flies but let hornets go
free.
F. Les lois ne sont que toiles d'araignées qui
n'arrêtent que les mouches, et qui sont rompues par
les frelons.
I. Le leggi sono come i ragnateli (le tele di ragno).
S. La ley, como la telaraña, suelta el
ráton y la mosca apaña.
La telaraña lo flaco apaña.
Calzante, a proposito di questo set, mi sembra
l'osservazione che la métaphore sert de support
à un riche contenu de symboles qui relie le proverbe
à tout le champ du discours symbolique[28] (la metafora serve da supporto a un ricco contenuto di
simboli che ricollega il proverbio a tutto il campo del
discorso simbolico).
L'italiano Le leggi sono come i ragnateli vuole
avvisarci che sono fragili, ma il senso è incompleto,
finchè non incontriamo nelle altre lingue l'intera
similitudine. Il francese Les lois ne sont que toiles
d'araignées qui n'arrêtent que les
mouches, et qui sont rompues par les frelons (Le
leggi non sono che tele di ragno che non fermano che le
mosche e che sono rotte dai calabroni) dice molto di
più: che le leggi puniscono gli impotenti, i deboli,
le "mosche", ma non reggono al peso e alla forza dei grossi
trasgressori, i "calabroni". Dunque non difendono i
poveracci che cadono facilmente nella tela, mentre servono
poco contro i potenti. Al calabrone lo spagnolo sostituisce el ratón, scegliendo il topo, un'immagine da
incubo, specie se rapportata a quella lillipuziana di una
mosca, ad accrescere favolosamente l'idea della sproporzione
tra chi non riesce a cavarsela e chi se la cava sempre. La
mosca fa pena ed è insignificante e il topo fa paura
e ribrezzo. L'inglese tace la parola "ragnatele", dando per
scontata l'identificazione con le leggi, Laws catch flies
but let hornets go free (Le leggi prendono le mosche, ma
lasciano andar liberi i calabroni) e attribuisce alle leggi
maggior responsabilità per l'ingiustizia commessa
dicendo "lasciano andar liberi" (e lo spagnolo corrisponde),
mentre in francese sono i calabroni che rompono la tela.
Abbastanza frequente è l'aggiunta di una
spiegazione tra il serio e il faceto, nata più per
l'esigenza di concludere con una rima che per la
necessità di completare il senso del proverbio.
Qualche volta si tratta, forse anche, di rendere più
accessibile il discorso a interlocutori un po' duri di
comprendonio.
B
E. Wait and see.
F. Qui vivra verra.
I. Chi vivrà, vedrà.
S. El que viva, verá.
P. Quem viver verá as voltas que o mundo
dá.
Il portoghese Quem viver verá as
voltas que o mundo dá (Chi vivrà
vedrà i giri che il mondo fa) risponde alla
curiosità di chi vorrebbe sapere qualcosa di
più, essendo il primo enunciato piuttosto vago
(...vedrà: che cosa?). I "giri" potrebbero
simboleggiare le incognite, i cambiamenti; non si può
prevedere ciò che avverrà, ma le situazioni
cambiano e non è detta l'ultima parola.
Una vera e propria spiegazione spesso è introdotta
sotto forma di una proposizione causale, che è la
chiave per interpretare correttamente il proverbio nelle
altre lingue del set.
C
E. Share not pears with your master, either in jest or
in earnest.
F. Qui avec son seigneur mange poires, il ne choisit pas
les meilleurs.
S. Ni en burlas, ni en veras, con tu señor (amo)
no partas peras.
P. Nem zombando nem deveras com teu amo jogues as
peras.
Com teu amo não jogues as peras, porque ele
come as maduras e deixa-te as verdes.
Nella serie di proverbi che consigliano di non spartire
(ingl. e sp.), nè per scherzo nè sul serio, le
pere col proprio signore, o di non mangiarle (fr.) o
"giocare" (port.) alle pere con lui, la ragione del
consiglio è alquanto sibillina. Ma ci soccorre il
portoghese Com teu amo não jogues as peras, porque ele come as maduras e deixa-te as
verdes (Col tuo padrone non giocare alle pere, perchè lui mangia quelle mature e ti lascia le
verdi). In altre parole, il tuo signore si
prenderà sempre la parte del leone, non metterti
neanche in lizza con lui perchè si sa già che
tu avrai la peggio. Ammonimento basato sull'esperienza di un
rapporto sociale comunemente indiscusso ai tempi dei tempi.
Oggi sarebbe più popolare qualche versione al passo
con il riconoscimento dei diritti umani o con la
libertà d'espressione, come per esempio: "Al padrone,
magari per scherzo, tira qualche pera (o qualche pomodoro
ben maturo)"... per dire che i tempi sono cambiati, non da
per tutto però, ed è ora che l'uomo che si
lasciava portar via le pere migliori, oggi abbia il coraggio
di reclamare la sua parte, secondo giustizia, sempre che un
appoggio numeroso offra una certa garanzia di successo.
D
E. Bear and forbear.
F. Supporte et abstiens-toi.
I. Sostienti e astienti.
Soffri e taci, ogni cosa ha fine.
S. Sufrir y vivir.
P. Sofre, viverás.
No sofrer e no abster está todo o vencer.
R. Rabdã suflete cât poti,
nu-ti da taina cãtre toti.
Rabdã inimã si taci, cã
n-ai alta ce sã faci.
Ci sono proverbi che suonano male all'orecchio di
qualcuno, perchè esortano ad una condotta di
sopportazione e di silenzio, in sintonia con gli ideali di
mansuetudine cristiana, ma non con l'impulso naturale a far
valere i propri diritti umani: sopporta, taci, astienti,
dicono, e c'è una consolazione: ogni cosa ha
fine. Ma il proverbio romeno giustifica il consiglio con
una spiegazione: cã n-ai alta ce sã faci (che non puoi far altro), cioè rassegnati,
perchè non hai mezzi per ribellarti. Comportamento
dettato da un pratico buon senso, piuttosto che da uno
scrupolo morale: non esporsi ad una lotta impari, a una
sconfitta che potrebbe implicare, al limite, anche la morte. Sofre, viverás (Soffri, vivrai) dice
laconicamente il portoghese. Nella versione No sofrer e
no abster está todo o vencer (Nel soffrire e
nell'astenersi sta tutto il vincere), però,
l'atteggiamento sembra una scelta di condotta spirituale: se
ti saprai controllare, sarai vittorioso. I tre casi (it.,
port., rom.) in cui l'enunciato si correda con la
motivazione della condotta suggerita, mostrano come, quando
la verità è spiacevole, uno o più
proverbi provvedano a giustificarla e convincerci.
In certi casi il senso della metafora è lampante e
la spiegazione, quando compare, ha una funzione, più
che altro, stilistica.
E1
E. Plant the crab-tree where you will, it will never
bear pippins.
F. La ronce ne porte pas de raisin.
I. Il pruno non fa melaranci.
La quercia non fa limoni.
Il leccio non fa olive.
I castagni non fecero mai aranci.
S. No pidas al olmo la pera, pues no la lleva.
P. Não pode o ulmeiro dar peras.
R. Pomul pãduret, pãdurete
poame scoate.
Non chiedere a un albero i frutti di un altro, dice il
proverbio in tutte le lingue, con grande ricchezza di esempi
locali. Tuttavia lo spagnolo No pidas al olmo la pera (Non chiedere all'olmo la pera) continua pues no la
lleva (perchè non la porta/produce), affermazione
lapalissiana che soddisfa l'esigenza di una struttura
bimembre, di un ritmo familiare, piuttosto che quella di un
chiarimento di significato. Si noterà, comunque, che
tale metafora, per chi sia aggiornato in tema d'innesti,
oggi comincia a vacillare: ci sono meli che portano pere e
peri che portano mele... Il mondo naturale a cui
appartenevano gli oggetti e i fenomeni di cui parlano i
proverbi più antichi è stato stravolto, o
trasformato dalla tecnica e dalle tecniche dell'uomo
moderno. Per fortuna il proverbio ha l'opportunità di
sopravvivere quando si adatti a metafore più al passo
coi tempi, continuando in tal modo a trasmettere l'antico
messaggio.
E2
E. Like tree, like fruit.
F. Tel arbre, tel fruit.
I. Quale la pianta, tali i frutti.
S. Cual el árbol, tal la fruta.
Conforme es el árbol, así es el fruto.
P. Tal árvore, tais frutos.
De tal árvore, tal fruto.
R. Cum e pomul si rodul.
Pomul din rodul lui se cunoaste, de e bun sau
de e rãu.
Mentre nel set E1 si consiglia di non chiedere all'albero
quello che non può produrre, qui si invita a
constatare che la qualità del frutto dipende dalla
qualità dell'albero. Il romeno specifica: Pomul
din rodul lui se cunoaste, de e bun sau de e
rãu (L'albero si riconosce dal frutto, se
è buono o se è cattivo).
Un proverbio spiega l'altro anche nell'ambito della
stessa lingua. Non tutti sono "buoni intenditori" e se il
proverbio, consumato o mal interpretato, risulta ambiguo, a
farsi capire poche parole non bastano o non bastano
più.
F
E. Fortune is made of glass.
F. Bonne chance n'est pas éternelle.
Il n'est fortune qui ne faille.
I. La fortuna ha i piedi di vetro.
S. La fortuna es de vidrio; cuanto más brilla
más frágil es.
La fortuna es de vidrio, y se quiebra a cualquier
golpecillo.*
La felicidad es tan frágil como el cristal.
R. Norocu-i spart în fund.
Della fortuna l'inglese dice che is made of glass (è fatta di vetro), il francese, senza ricorrere
alla personificazione, ci ricorda che n'est pas
éternelle (non è eterna), il romeno ci
avverte che è spart în fund (ha il fondo
rotto), lo spagnolo, come l'inglese, afferma che es de
vidrio (è di vetro) e chiarisce che cuanto
más brilla más frágil es (quanto
più brilla, più fragile è) che se
quiebra a cualquier golpecillo (si rompe a qualunque
colpetto), corollari che si integrano a vicenda e concorrono
esaurientemente all'informazione grazie a cui saremo in
grado di decodificare il messaggio completo, concludendo che
non è prudente contare troppo sulla fortuna,
perchè non è eterna, è senza base,
quanto più ci arride, tanto più è
effimera e, all'ostacolo o alla contrarietà
più leggera (golpecillo), ci viene a
mancare.
G
E. Old friends and old wine and old gold are best.
F. Ami, or et vin vieux, sont bons en tous lieux.
I. Amici, oro e vino vecchio sono buoni per tutto.
S. Amigo viejo, tocino y vino añejo.
Aceite y vino, y amigo, (en lo) antiguo; (y añejo
el tocino).
P. Vinho velho, amigo velho, ouro velho.
Vinho, ouro e amigo, quanto mais velho melhor.
Azeite, vinho e amigo - o mais antigo.
R. Prietenul vechi e ca si vinul; cu cât
e mai vechi, cu atât e mai bun.
Prietenul vechi e ca si vinul vechi: cu
cât se-nvecheste, mai cu bucurie se
bea.
Ricapitolando: amici, vino, oro (fr., it., port.), lardo
(sp.), olio (sp. e port.) sono buoni quando sono vecchi. Prietenul vechi e ca si vinul (l'amico vecchio
è come il vino), anzi, il romeno, dissipa ogni dubbio
sull'attendibilità del proverbio, dicendo cu
cât e mai vechi, cu atât e mai bun (quanto
più è vecchio, tanto più è
buono) o cu cât se-nvecheste, mai cu bucurie
se bea (quanto più invecchia, tanto più
con allegria si beve).
H
E. A man without money is no man at all.
F. Un homme sans argent est un loup sans dents.
I. Uomo senza quattrini è un morto che
cammina.
Uomo senza roba è una pecora senza lana.
S. Hombre sin dinero, pozo sin agua.
R. Omul fãrã bani e ca pasãrea
fãrã aripi; când dã
sã zboare cade jos si moare.
Un uomo senza denaro, o senza "roba" (it.), per l'inglese is no man at all (non è affatto un uomo), per
il francese est un loup sans dents (è un lupo
senza denti), per l'italiano è un morto che
cammina / è una pecora senza lana, per lo
spagnolo è un pozo sin agua (pozzo
senz'acqua), per il romeno e ca pasãrea
fãrã aripi (è come un uccello
senz'ali); când dã sã zboare cade jos si moare (quando cerca di volare, cade giù
e muore).
Dai connotati qui riuniti, sarà agevole ricavare
"l'identikit" dello squattrinato. Non è un vero uomo,
perchè, come il lupo sdentato che non può
cacciare o procurarsi il cibo, non ha i mezzi per farsi
valere o per nutrirsi; come la pecora senza lana che non si
può riparare dal freddo ed è improduttiva, non
è in grado di difendersi o di produrre; come un
morto, non può partecipare alle attività che
sono prerogativa dei vivi, per lo meno quelle che richiedono
l'uso del denaro. L'unica differenza (che ironia!) è
che cammina. Ha il potenziale per realizzarsi (il pozzo), ma
non i soldi (l'acqua), perchè è
"all'asciutto". Infine, come l'uccello dalle ali tarpate, se
cerca di fare quello che fanno gli altri (volare), cade e si
rompe l'osso del collo, fallisce miseramente. In sintesi: il
denaro è indispensabile all'uomo come i denti al
lupo, la lana alla pecora, l'acqua al pozzo, le ali
all'uccello, la vita all'uomo.
3. Moltiplicazione degli esempi
Sul nucleo tematico del proverbio, il discorso di tipo
analogico è sempre aperto. E, infatti, è assai
frequente il proliferare delle metafore esemplari legate al
mondo dell'esperienza specifica di una collettività,
con riferimenti a oggetti o situazioni o credenze
"locali".
A
E. If it rains when the sun is shining, the devil is
beating his wife.
F. Quand la pluie tombe et que le soleil brille, on dit:
C'est le diable qui bat sa femme et qui marie sa
fille.
I. Quando è sole e piove, il diavolo mena la
moglie.
S. Cuando llueve y hace sol, riñe el diablo con su
mujer.
Quando il sole brilla e piove, il diavolo picchia (litiga
con) la moglie. In francese C'est le diable qui bat sa
femme et qui marie sa fille (è il diavolo che
mena la moglie e che marita la figlia). Tutti i fenomeni
naturali un po' inconsueti, che vengono a scombinare
l'ordine previsto delle attività umane, rientrano
nella categoria dei "segnali" che qualcosa d'insolito
succede nel mondo del soprannaturale. Il diavolo ne è
spesso la causa, ma è quasi sempre un "povero
diavolo" con moglie da domare e figlie da maritare, gli
stessi grattacapi dell'uomo (almeno ai tempi in cui questo
proverbio è nato) e chi più ne ha, più
ne metta, dice il proverbio francese, rincarando la
dose.
B
E. A great ship asks deep waters.
F. Grand navire veut grande eau, et gros moine, gras
veau.
I. Gran nave vuol grand'acqua.
R. Pentru corabie mare trebuie apã
multã.
Il concetto che Gran nave vuol grand'acqua si
spiega anche meglio, in un ambiente dove il mare e la grande
nave non si vedono tutti i giorni, con un secondo esempio: et gros moine, gras veau ( e grosso monaco, grasso
vitello), in cui il volume è indicato non solo dagli
aggettivi "grosso" e "grasso", ma dai due termini
dell'analogia, il monaco ben pasciuto e il vitello, adeguato
a lui; metafora indiscreta, ma eloquente, pittoresca, che
accenna a due sfere d'esperienza note alla gente del mondo
rurale dove certamente il proverbio si è
affermato.
C
E. Need makes the old wife trot.
F. Besoin fait vieille trotter, et l'endormi
réveiller.
Le besoin fait la vieille trotter.
I. Il bisogno fa trottar la vecchia.
S. La necesidad hace a la vieja trotar.
La necesidad hace a la vieja trotar y al gotoso
saltar.
P. A necessidade mete a velha a caminho.
R. Nevoia te duce si pe unde nu ti-e
voia.
Alla constatazione che il bisogno fa fare alla vecchia
anche quello che non si sentirebbe più di fare,
apporta un esempio il francese: Besoin fait vieille
trotter, et l'endormi réveiller (Il
bisogno fa trottare la vecchia e svegliare l'addormentato).
Ne dà un altro, anche più appropriato, lo
spagnolo con ...y al gotoso saltar (e saltare il
gottoso), spettacolo fuori dal comune come quello della
vecchia che "trotta". È facile cogliere l'equivalenza
della vecchia e del gottoso, del trottare e del saltare,
movimenti che richiedono velocità ed
elasticità, attribuiti con intenzione caricaturale a
due personaggi notoriamente inabili a tali movimenti per
l'età e la malattia. Commenta il proverbio romeno Nevoia te duce si pe unde nu ti-e voia (Il bisogno ti
porta anche dove non hai voglia), con un gioco di parole
intraducibile tra "nevoia" (bisogno) e "voia" (voglia).
D
E. All that glitters is not gold.
F. Tout ce qui brille (reluit) n'est pas or.
Ce n'est pas tout or ce qui reluit, ni farine ce qui
blanchit.
I. Non è tutt'oro quel che riluce.
S. No es todo oro lo que reluce.
No es oro todo lo que reluce, ni harina lo que
blanquea.
P. Nem tudo o que luz é oiro.
Nem tudo o que luz é oiro, nem tudo o que
alveja é prata.
R. Nu tot ce sclipeste (luceste) e aur.
Nu tot ce sclipeste e aur si nu tot ce
zboarã se mãnâncã.
La seconda metafora, che ha per soggetto la farina invece
dell'oro, ricorre in francese ni farine ce qui
blanchit (nè farina quel che biancheggia) e in
spagnolo ni harina lo que blanquea; riferimento a un
oggetto più familiare dell'oro nella vita quotidiana,
il "biancheggiare" della farina può trarre in inganno
come il brillare dell'oro; confondere, per esempio, la
farina con lo zucchero o col sale accade più spesso
che prendere per oro un altro metallo e la portata degli
effetti è sufficiente per metterci in guardia dalle
false apparenze. Il portoghese nem tudo o que alveja
é prata (nè tutto quel che biancheggia
è argento) ricalca sull'esempio dell'oro quello
dell'argento, mantenendosi così molto più
vicino alla prima analogia. Il romeno si nu tot ce
zboarã se mãnâncã (e non
tutto quel che vola si mangia) cerca la relazione analogica
in una metafora che sembra ingenua, ma è dettata dal
sospetto che...se all'altro capo del filo sta un
semplicione, la prima sia insufficiente a convincerlo.
Anche quando asserisce un'idea quasi irrefutabile, con
parole semplici, senza metafore, il proverbio "espanso" ci
induce a considerare il quadro da un'angolazione
diversa.
E
E. No love like the first love.
F. Il n'est que les premières amours.
I. Il primo amore non si scorda mai.
I primi amori sono i migliori.
S. No hay tal amor como el primero.
Los primeros amores son los mejores.
P. Não há amor como o primeiro, nem
pão como o alvo, nem carne como o
carneiro.
R. Dragostea dintâi nu se uitã.
Ca dragostea dintâi alta nu-i.
L'inglese No love like the first love (Nessun
amore come il primo amore), ellittico del verbo, abbrevia la
distanza tra no love e first love, così
che percepiamo il secondo immediatamente, first love acquista una dimensione assoluta. Il francese Il n'est
que les premières amours (Non ci sono che i primi
amori) e lo spagnolo No hay tal amor como el primero (Non c'è amore pari al primo) si corrispondono, ma il
singolare usato in spagnolo indica più chiaramente
una prima, irripetibile esperienza, mentre il francese, col
plurale premières amours, meno specifico,
più vago, pone l'accento sull'amare, l'insorgere di
un sentimento nuovo, più che sul rapporto d'amore
indimenticabile con una certa persona. Coincide con i
precedenti anche il romeno Ca dragostea dintâi alta
nu-i (Come il primo amore altro non c'è). La
versione spagnola Los primeros amores son los mejores - plurale come in francese - e l'italiano I primi amori
sono i migliori integrano gli altri e spiegano
l'italiano Il primo amore non si scorda mai e il
romeno Dragostea dintâi nu se uitã (L'amore della prima volta non si dimentica). Fa eccezione
il portoghese che ripete l'idea Não há amor
como o primeiro (Non c'è amore come il primo), ma
la rielabora ulteriormente in due suggestive metafore nem
pão como o alvo, nem carne como o carneiro (nè pane come quello bianco, nè carne come
[quella di] il montone), suggestive in quanto
evocano un mondo genuino sia nel suono di parole come pane e carne, cibo essenziale del corpo come i
primi amori lo sono dell'anima, sia nel simbolismo del bianco attribuito al pane, alimento puro, e del carneiro, animale che si associa facilmente all'idea
di vitalità giovanile. Queste immagini concrete
portano dal cielo sulla terra i "primi amori" degli altri
proverbi, mettendoli sul piano di oggetti familiari alla
cultura rurale mediterranea,[29] paragone affascinante nella sua schiettezza, anche per
l'uomo sofisticato della "civiltà" industriale.
A volte l'ampliamento di un proverbio è tutto un
programma, nei limiti del tema.
F
E. Before you marry, be sure of a house, wherein to
tarry.
F. Avant de te marier, aie maison pour habiter.
I. Innanzi il maritare, abbi l'abitare.
S. Antes de casar, tener casas en que morar, y tierras
en que labrar, y viñas que podar.
P. Antes de casar arranjar casa para morar, terras
para lavrar e vinhas para podar.
R. Cine se însoarã trebuie sã
aibã de moarã.
Per un matrimonio solido, condizione preliminare
improrogabile è l'avere una casa. Ma lo spagnolo e il
portoghese non s'accontentano e aggiungono tierras en que
labrar, y viñas que podar e terras para
lavrar e vinhas para podar (terre in cui/da coltivare e
vigne da potare); essi suggeriscono la previdenza come
premessa ad un futuro di benessere assicurato per la
famiglia; si provveda alla base materiale: l'abitazione, il
campo, la vigna; perchè l'amore solo, senza un tetto
e un lavoro, non dà garanzia di stabilità
all'unione. Saggezza contadina di praticità
esemplare: salverebbe anche oggi dal naufragio tante coppie
che, per moralistico che suoni, s'illudono di mettere il
carro dinnanzi ai buoi, o di affrontare la vita
coniugale senza darsi la pena di prepararne le basi.
4. Rifiniture, deduzioni, commenti
Appendici di ogni genere fioriscono intorno al nucleo
tematico, nate dall'esigenza di correggere le
generalizzazioni, di puntare il dito sui limiti della
validità del proverbio, spesso con una strizzatina
d'occhio o una gomitata d'intesa.
Si vedano ad esempio:
A
E. An ass must be tied where the master will have
him.
F. Il faut attacher l'âne comme le veut son
maître.
I. Lega l'asino dove vuole il padrone.
S. Ata el asno do quiere su amo; si se encabestrare,
su daño.
Ata la burra donde el amo manda, aunque se
ahorque.
P. Ata o burro onde te manda o dono.
R. Leagã calul unde zice stãpânul, mãcar lupul sã-l
mãnânce.
Tutti, di buon accordo, dicono che bisogna legare l'asino
dove o come (fr.) vuole il padrone. Però, soggiunge
lo spagnolo, si se encabestrare, su daño (se
si strozzasse con la corda, danno suo) e aunque se
ahorque (anche se s'impiccasse), mettendoci al corrente
del rischio, ma suggerendo di lavarci le mani sulle
responsabilità: se crepa, è affar suo. Il
romeno mãcar lupul sã-l
mãnânce (anche se il lupo lo mangiasse) si
riferisce a un pericolo "locale", ma con la stessa
intenzione: fa quello che ti ordina il padrone, anche
se...
B
E. Every miller draws water to his own mill.
F. Chacun tire l'eau à son moulin.
I. Ognuno tira l'acqua al suo mulino.
S. Cada uno quiere llevar el agua a su molino y dejar
en seco el del (de su) vecino.
Cada uno quiere llevar el agua a su molino.
P. Cada um quer levar a água ao seu moinho e
deixar em seco o do vizinho.
Cada um chega a braza à sua sardinha.
R. Fiecare îsi trage spuza pe turta
lui.
Mânã apa la moara lui.
Con una metafora dei tempi in cui si vedevano molti
mulini per le campagne e tutti sapevano che ci vuole l'acqua
per muovere la macina e che, se la macina produce farina, il
mugnaio si arricchisce, si dice che ognuno tira l'acqua
al suo mulino, o, con saporite metafore di colore
locale, a braza à sua sardinha (port.) (la
brace alla sua sardina) e spuza[30] pe turta[31] lui (rom.) (la brace alla sua focaccia). Questo lo fa nel
proprio interesse, ma giustizia vuole che siano palesi anche
gli effetti "secondari" del suo egoismo. Lo spagnolo y
dejar en seco el del (de su) vecino e il portoghese e
deixar em seco o do vizinho (e lasciar all'asciutto
quello -il mulino- del vicino), in un impeto di
sincerità, svelano anche l'inconfessabile secondo
fine di voler realizzare i propri scopi a scapito del
vicino.
Conclusioni
Sul piano comparativo di più lingue, i
proverbi equivalenti funzionano, come ho cercato di
dimostrare con esempi, allo stesso modo che all'interno di
ogni lingua sul piano delle varianti; ossia convogliano il
contributo (di contenuto o di forma) che li
contraddistingue, suggerendo un'integrazione di carattere
interculturale.
Le verità sono molte e relative nel mondo del
proverbio; la stessa verità ha facce diverse, secondo
l'angolazione da cui si guarda[32] o il contesto in cui s'inserisce. Quello che realmente
accattiva il nostro interesse è la varietà
nella coerenza al tema, la suggestività delle
immagini, l'arguzia, la sottigliezza, il gusto del
paradosso, la ricchezza del contributo di più culture
popolari. Infatti, se diverse modalità della stessa
concezione si esplicano in varianti all'interno di una
cultura, che utilizza elementi propri,[33] il fenomeno è anche più vistoso, quando le
varianti o versioni appartengano a culture differenti. Come
ben dice Luis Martínez Kleiser (e lo
applicherò al piano della paremiologia comparata)
"accresce incessantemente la ricchezza folklorica...il
desiderio di rinforzare con esempi o similitudini la tesi
principale...ogni proverbio ne genera vari...che
aggiungono una nuova sfumatura di significato al proverbio
iniziale con fecondità prolifica".[34]
I proverbi non sono oggetti inerti,[35] sono fluidi e in uno stato costante di flusso. Continuiamo a
sommare e sottrarre.[36] Certi
accrescono il loro testo per una sorta di sedimentazione.
Alla frase primaria se ne sovrappone un'altra che la
completa, rinforza il suo significato o la riveste
d'ironia.[37] Certi sono
mutilati dall'erosione del dialogo quotidiano. Il proverbio
originario subisce alterazioni: ripetuto da molte bocche si
deforma. Proverbi simili si riducono a sintesi, vengono
potati, come limati dall'uso, ne rimane solo la prima parte,
si omette il resto.[38]
Il proverbio è paragonabile alla vite, di cui le
vecchie radici continuano a produrre, anche, e meglio,
quando i rami si potano severamente. Le radici stesse si
possono trapiantare in paesi lontani da quello d'origine e,
in terreni e sotto condizioni simili, cresceranno frutti con
caratteristiche simili a quelle della pianta madre, oppure
il frutto si adatterà ad un altro clima e ad un altro
terreno. Sarà anche possibile innestare un certo tipo
di vite locale, più vigorosa, sull'altra, producendo
un'uva nuova.
Così, contrariamente a quanto alcuni affermano, i
proverbi si stanno adeguando alla vita d'oggi, parlano di
macchine e non più di muli[39] e ci fanno l'occhiolino dai manifesti pubblicitari e dai
giornali; sfruttati nelle loro molteplici valenze
semantiche, nei contesti più disparati, producendosi,
da consumati trasformisti, in slogan tendenziosi e suadenti;
smembrati e ricomposti; sfruttati come "prête à
porter multiuso" della comunicazione quotidiana; mutuati da
una lingua all'altra e restituiti con qualche ritocco o
irriconoscibili, non tramontano, anzi si aggiornano,
conservando la prerogativa di farsi accettare, "malgrado"
dicano la verità.
NOTE
*Previously published in Culture, 7 (1993), 151-175.
-
"...sentencia corta fundada en una
larga experiencia", Diccionario de Aforismos,
Proverbios y Refranes, Barcelona, Editorial Sintes,
1967, Preámbulo, p. 6.
-
"...Parábolas comprimidas...",
Luis Martínez Kleiser, Refranero General
Ideológico Español, Madrid, Editorial
Hernando, 1978, Estudio Preliminar, p. xxii.
-
"...mesaje literare foarte scurte...,
a cãror mare densitate in factori stilistici
compenseazã scurtimea", Pavel Ruxãndoiu,
Aspectul metaforic al proverbelor, in Studii de
Poeticã si Stilisticã, Bucarest,
Editura pentru Literaturã , 1966, p. 94.
-
"...succint expression of a
significant thought with almost universal application",
R. Ridout and Clifford Witting, English Proverbs
Explained, London and Sydney, Pan Books, 1969,
Introd., p. 13.
-
"...es un chispazo del
entendimiento...", Luis Martínez Kleiser, op.
cit., p. xiii.
-
"...una saeta que se clave afilada y
aguda en las memorias", Ibid., p. xix.
-
"...il sait, avec patience, avec
économie, dire les peines et les joies, les
petitesses et les espoirs de la condition d'animal
humain", Alain Rey in Dictionnaire de Proverbes et
dictons di F. Montreynaud-A. Pierron-F. Suzzoni,
Paris, Robert, 1984, Préface, p. xv.
-
" ...universalidad del refrán
... aplicable a problemas, vicisitudes, ideas, vicios,
virtudes de todos los hombres. ...condensaciones de
avisada experiencia...", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p. xiv.
-
"...amonesta, corrige, censura,
reprueba y advierte...", Ibid., p. xiii.
-
"...often humorous, filled with folk
wisdom, of anonymous origin and the property of
everyone", Richard D. Woods, Spanish Grammar and
Culture Through Proverbs, Potomac, Maryland, Scripta
Humanistica, 46, 1989, Introd., p. xi.
-
"Los refranes son evangelios
chiquitos", Luis Martínez Kleiser, op.
cit., p. xiv.
-
"Los refranes no engañan a
nadie", Ibid.
-
"Más vale un refrancico que
cien libros", Ibid.
-
"Cien refranes, cien verdades", Richard D. Woods, op. cit., p. xi.
-
"...this wisdom has crossed borders
and oceans and internationalized, perilous indeed is any
effort to affix a nationality", Ibid., p.
xii.
-
"...mútuo y simultáneo
intercambio de refranes ... aquel libre dar y recibir, en
el cual es difícil, si no imposible establecer
quién ha prestado y quién ha recibido en
préstamo", Diccionario de Aforismos, Proverbios
y Refranes, cit., p. 7.
-
In lingua spagnola, ad esempio, il Refranero General Ideológico
Español, cit., ne registra 65.083, varianti
incluse.
-
gruppo di proverbi equivalenti
presentati simultaneamente.
-
Gli esempi sono tratti da Teodor
Flonta, Dictionary of English and Romance Languages
Equivalent Proverbs, (manoscritto inedito contenente
oltre 2500 set di proverbi).
-
"...many proverbs must be granted
citizenship either through birth or naturalization",
Richard D. Woods, op. cit, p. xiii.
-
copricapo dei sacerdoti di rito
greco-ortodosso.
-
vedi Sezione 3, set D.
-
"...on montre...que la
'vérité' n'est pas moins 'sage' (ou inepte)
que son inverse." (si mostra...che la 'verità'
non è meno 'saggia' (o insensata) che il suo
inverso), Alain Rey, op. cit., p. xiv.
-
"...many [proverbs] ...
appear to contradict each other...in different
circumstances both may be sound...Too many cooks spoil
the broth / Many hands make light work" (molti
[proverbi]...sembrano contraddirsi l'un
l'altro...in circostanze diverse ambedue potrebbero
essere validi...Troppi cuochi rovinano il brodo / Molte
mani rendono leggero il lavoro), Ridout and Clifford
Witting, op. cit., pp. 17-18.
-
"...muchos de sus pensamientos son
tan antiguos como la humanidad y se revistieron de formas
paremiológicas en las lenguas madres para
engendrar traducciones...en nuestro léxico."
(molti dei suoi pensieri sono antichi come
l'umanità e si rivestirono di forme paremiologiche
nelle lingue madri per generare traduzioni...nel nostro
lessico), Luis Martínez Kleiser, op. cit.,
p. xviii.
-
Da notare che neînvãtat (ignorante, che non ha
imparato) è la negazione di "învãtat"
(colto, che ha imparato).
-
"Ces évidences ont une
fonction: rappeler l'homme à la fatalité,
à l'immuable." (Questi fatti evidenti hanno
una funzione: richiamare l'uomo alla fatalità,
all'immutabile.), Alain Rey, op. cit., p.
6.
-
Ibid., p. xi
-
"...imaginación
rural...Cada cebolla hace en el suelo su sombra - " (...immaginazione rurale...Ogni cipolla fa ombra in
terra), Luis Martínez Kleiser, op. cit., p.
xxii.
-
cenere calda, leggera, mescolata con
la brace.
-
focaccia (schiacciata) preparata
senza lievito.
-
"...old truths being seen in a
different light", R. Ridout and Clifford Witting, op.
cit., p. 19.
-
"Variantes... distintas modalidades
de la misma concepción...", Luis Martínez
Kleiser, op. cit., p. xxvii.
-
"...acrece incesantemente la riqueza
folklórica...el deseo de fortalecer con ejemplos o
similes la tesis principal...cada refrán engendra
varios...añaden un nuevo matiz de
significación al primitivo con fecundidad
prolífera", Ibid., p. xxvii.
-
"...ne sont pas des objets
inertes...", Alain Rey, op. cit., p. xiii.
-
"...proverbs are fluid and in a
constant state of flux. We go on adding and subtracting",
R. Ridout and Clifford Witting, op. cit., p.
14.
-
"Los hay...que acrecen su texto por
lo que pudiera llamarse sedimentación. A la frase
primera se superpone después otra que la completa,
refuerza su sentido o le reviste de ironía: A
gran cabeza, gran talento, ( si es que lo tiene dentro)", Luis Martínez Kleiser, op. cit., p.
xxiv.
-
"...el refrán repetido por
muchas bocas se deforma....refranes
similares...sintetizados, podados, como limados por el
uso, de los que sólo la primera parte perdura,
mientras la segunda se omite...", Ibid.
-
Ho trovato un esempio di questi
adeguamenti (d'autore) nella poesia di Stefano Benni
"Neo-proverbio": "Rosso di sera / è scoppiata una
polveriera", Ballate, Feltrinelli, Milano, 1993, p.
85.
Ariella Flonta
Department of Modern Languages (Italian)
University of Tasmania
Hobart
Australia
© Ariella Flonta
DE PROVERBIO
An Electronic Journal of International Proverb
Studies