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Avvertimento e Prefazione
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Amicizia
Al bisogno si conosce l'amico--e
Ama l'amico tuo col vezzo e col vizio suo.
Amici da starnuti, il più che tu ne cavi è
un Dio t'aiuti--e
Amici di buon giorno, son da mettere in forno.
Amici di profferta assai si trova.
Amici, oro, e vin vecchio son buoni per tutto.
Amicizia da bagno, dura pochi dì.
Amicizia di genero, sole d'inverno.
Amicizia di grand'uomo e vino di fiasco, la mattina
è buono e la sera è guasto (e anche Amor di servitore o di donna e vin di fiasco ecc.).
Le due forme di questo Proverbio
stanno insieme a significare come l'amicizia regga poco
quando non è tra eguali, ammonendoti a non fidare
sull'amicizia del servitore, né su quella del
grand'uomo (vuol dire del potente) che ti vuole
servitore.
Amicizia riconciliata è una piaga mal
saldata--e
Né amico riconciliato, né pietanza
due volte cucinata.
Amico certo, si conosce nell'incerto.
Amico di montagna chi lo perde vi guadagna.
Amico di tutti e di nessuno, è
tutt'uno--e
Chi ama tutti non ama nessuno.
Quando fecero questi Proverbi non
conoscevano 1a potenza degli affetti umanitari.
Amico di ventura, molto briga e poco dura--o
Amico di buon tempo mutasi col vento--ma
Chi sta fermo in casi avversi, buon amico può
tenersi.
Amico e vino vogliono esser vecchi--e
Amico vecchio e casa nuova--e
Non c'è migliore specchio dell'amico
vecchio.
Buona amistà è un altro parentà.
Casa di terra, caval d'erba, amico di bocca, non vagliono
il piede d'una mosca.
Cattivo amico, pessimo marito.
Chi è diverso nell'oprare, non può molto
amico stare--e
La musica ne' dissimili, e l'amicizia ne'
simili--e
Pari con pari bene sta e dura.
Chi è gran nemico, è anche grande
amico.
Chi è misero o mendico, provi tutti e poi
l'amico.
È uno di quei proverbi
disperati che gli uomini fanno quando il dolore gli
irrita, o quando hanno l'uggia addosso.
Chi ha il santo ha anche il miracolo.
Le amicizie, i parentadi vi sono
utili al bisogno.
Chi manca a un sol amico, molti ne perde.
Chi non ha amico o germano, non ha forza in braccio
né in mano.
Chi offende l'amico, non la risparmia al fratello.
Chi visita nelle nozze e non nell'infermità, non
è amico in verità.
Chi vuole amici assai, ne provi pochi.
Chi vuol conservare un amico, osservi tre cose: l'onori
in presenza, lo lodi in assenza, l'ajuti ne' bisogni.
Cogli amici non bisogna andar co' se in capo.
Ma è necessario animo
pronto e franchezza risoluta.
Conversazione in giovinezza, fraternità in
vecchiezza.
I compagni di Collegio,
d'Università, poi rimangono amici sempre: e non
è questo il minor pregio della educazione
comune.
Dove due amici s'incontrano, Dio gli fa da terzo
(o v'entra per terzo).
È bene aver degli amici per tutto--e
Gli amici sono buoni in ogni piazza--e
Val più avere amici in piazza, che danari nella
cassa.
È male amico chi a sé è nemico.
È meglio imbattersi che andare apposta.
È meglio imbattersi che cercarsi apposta.
Nell'amore, nell'amicizia.
Esempi e beneficj fanno gli amici.
Gli amici e gli avvisi aiutano fare le faccende.
Gli amici hanno la borsa legata con un filo di
ragnatela.
Grande amicizia genera grand'odio.
In tempo de' fichi non si hanno amici.
Vuol dire nelle dolcezze, nelle
soverchie felicità, non si hanno amici
veri.
I veri amici son come le mosche bianche.
L'amicizia si dee sdrucire, non istracciare.
Perché lo sdrucito si
può sempre ricucire.
Le amicizie devono essere immortali, e le inimicizie
mortali.
L'amicizia si fanno in prigione.
Si legano facilmente nella
comune sventura.
L'amico accenna e non balestra.
L'amico dev'essere come il denaro.
L'amico non è conosciuto finché non
è perduto.
Ne' pericoli si vede chi d'amico ha vera
fede--e
L'oro s'affina al fuoco e l'amico nelle
sventure.
Non da chi tiene, ma da chi vuol bene.
Cioè si dee stare dalla
parte non di chi è ricco ma di chi ci ama.
Non si fa mantello per un'acqua sola.
Non si fa un amico per
servirsene una volta sola.
Per far un amico basta un bicchier di vino, per
conservarlo è poca una botte.
Prima di scegliere l'amico bisogna averci mangiato il
sale sett'anni.
Un nemico è troppo, e cento amici non bastano.
Val più un amico che cento parenti--e
Più vale il cuore che il sangue.
Amore
Agli amanti fiora non gli creder mai.
A quelli che per lezio donano
fiori alle donne; o a coloro che dicono fiorellini,
cioè gentilezze accattate, galanterie
viete.
Ama chi t'ama, e rispondi a chi ti chiama.
L'amore chiede amore, e la
benovolenza benevolenza; sono chiamate al nostro cuore
che deve a quelle rispondere.
Ama chi t'ama, e chi non t'ama lascia; chi t'ama di buon
cuore strigni e abbraccia.
Amare e non essere amato è tempo perso.
Amami poco, ma continua.
Ben ama, chi non oblia.
Amante non sia chi coraggio non ha.
Nell'amore sono mali passi e
battaglie molte: laonde Byron disse l'amore essere una
faccenda ostile.
Amor che nasce in malattia, quando si guarisce se ne
passa via.
Amor dà per mercede, gelosia e rotta fede.
Amor di ganza, fuoco di paglia.
Ha in sé le cagioni del
non poter essere continuo.
Amore è cieco, e vede da lontano.
Amore è orbo, ma vede anche troppo.
Amore e gelosia nacquero insieme.
Se amor venisse senza
gelosia, ecc.,
è il principio d'una canzonetta
del Boccaccio assai più gentile di molte sue
prose.
Amore e signoria non soffron compagnia.
Omnisque potestas Impatiens
consortis erit (LUCANO.)
E di finirla son deliberato.
Che compagnia non vuole amor né stato (BERNI,
Orlando.)
Amore e tosse (ovvero amore, sonno e rogna) non si
nascondono--e
Amori, dolori e danari non posson star celati.
Amore è una pillola inzuccherata.
Amore fa amore, e crudeltà fa tirannia.
Amore fa portar le calze vuote.
Amor male impiegato vien mal rimunerato.
Amore non conosce misura--e
L'amore passa sette muri.
Amore non è senza amaro.
Le passioni dell'orgoglio,
perocché sempre colpevoli, altro non hanno che
amarezze: in sé l'amore è cosa buona, e
l'amaro vi si mesce, non vi sta proprio di casa
dentro.
Amore non mira lignaggio né fede né
vassallaggio.
Amore non si compra né si vende, ma in premio
d'amor, amor si rende.
Amore non si trova al mercato.
Amore nuovo va e viene, ed il vecchio si
mantiene--e
Amore vecchio non fa ruggine.
Amore onorato né vergogna né peccato.
Amore vuol fede, e fede vuol fermezza.
Amori di monaca e fiori di mandorlo, presto vengono e
presto vanno.
Bella faccia il cuore allaccia.
Calcio di stallone non fa male alla cavalla.
A chi si vuol bene non si fa
offesa che dolga.
Chi ama crede--e
Che di leggier si crede a quel che
s'ama.
Non è affatto vero senza stima che partorisce
anche fiducia; chi a nulla crede ed a nessuno, non ebbe
mai altro che un amore solo, l'amore di sé stesso:
la fede è un affetto.
Chi ama il forestiero: in capo al mese monta a cavallo, e
se ne va al paese.
Nota costrutto arrovesciato, che
spesso ha grazia nei proverbi.
Chi ama, il ver non vede--e
Dove regna amore, non si conosce errore.
Chi ama me, ama il mio cane.
Chi ama, teme.
Chi arde e non lo sente, arder possa infino al dente.
È proverbio delle ragazze
che l'amore poco espresso credono essere poco
sentito.
Chi ha l'amor nel petto, ha lo spron ne' fianchi.
Chi non ama, non ha cuore.
Chi non ha denari non faccia all'amore.
Amor fa molto, il denaro fa tutto.
Chi non piglia l'amante al laccio, resta in casa a
guardare il catenaccio.
Si dice delle ragazze che non
sanno trovarsi un marito.
Chi perde la roba perde molto, ma chi perde il cuore
perde tutto.
Chi si volsero bene, non si volsero mai
male--e
Dove è stato il fuoco, ci sa sempre di
bruciaticcio.
Chi si vuol bene, poco luogo tiene.
Perché si ha caro lo
starsi da presso.
Chi soffre per amor, non sente pene.
Chi vuol bene a madonna vuol bene a messere.
Chi vuol bene vede da lontano.
Chi vuol l'amore celato lo tenga bestemmiato.
Chi vuole che nessuno si accorga
del suo amore, dica male della cosa amata.
Chi vuol essere amato convien che ami.
Amor che a nullo amato amar
perdona. (DANTE.)
Usare larghezze e cortesie senza affetto, è
tirare, come si suol dire, il pane con la balestra.
<<Ama>> rispondeva Salomone (secondo la
leggenda del medio evo) a chi si lagnava che il fare
grande spesa gli guadagnasse poca benevolenza.
Cicisbei e ganzerini fanno vita da facchini
(ovvero fan la vita de' facchini).
Con la disperazione degli innamorati mai non la volse
Orlando.
Contro amore non è consiglio--e
Cosa che punge, amor disgiunge.
Crudeltà consuma amore.
Delle pene d'amore, si tribola e non si more.
Detto d'amore disarma rigore.
Di buone armi è armato, chi da buona donna
è amato.
Dove è l'amore l'occhio corre--e
In un ritrovo di persone sempre
l'occhio si ferma sul nostro amico; in una festa di ballo
e al teatro, sopra la donna amata; e così via via
ci fermiamo a guardare sempre l'oggetto del nostro
affetto.
Dove son donne innamorate morte, è inutile serrar
finestre e porte--e
Tenere (custodire, guardare) due amorosi,
è come tenere un sacco di pulci.
Dà troppo briga, troppo
affanno. La frase: <<Far la guardia a un sacco di
pulci,>> vale appunto: pretendere di guardare una
cosa difficilissima a custodire.
È lieve astuzia ingannar gelosia, che tutto crede
quand'è in frenesia.
Frenesia, gelosia, eresia, mai son sanate per alcuna
via.
Gelosia viene per impotenza, per opinione e per
esperienza.
Gli uomini sono aprile quando fanno all'amore, dicembre
quando hanno sposato.
Guardati da tre C, cugini, cognati e compari.
Gusto pazzo, amor guasto.
I giuramenti degli innamorati sono come quelli dei
marinari.
Il core è il primo che vive e l'ultimo che
muore.
L'embriologia e la fisiologia
s'accordano a darci questo bello e mirabile
insegnamento.
Il primo amore non si scorda mai--e
I primi amori sono i migliori.
Proverbi veri e gentili.
La gelosia scuopre l'amore.
La lontananza ogni gran piaga salda.
Lontan dagli occhi, lontan dal cuore.
(Vedi Illustrazione
II).
L'amore a nessuno fa onore e a tutti fa dolore.
È vero degli amori e non
dell'amore.
L'amore del soldato non dura un'ora, dove egli va trova
la sua signora.
L'amor del mariner non dura un'ora, per tuto dove 'l
va lu s'innamora.
L'amore di carnevale muore in quaresima.
L'amore dinanzi ha il miele, e di dietro si attacca il
fiele.
Amor et melle et felle est
fecundissimus: gustu dat dulce,
Amarum ad satietatem usque aggerit. (PLAUTO.)
L'amore è principio del bene e del male.
Amore alma è del mondo,
ecc. (Sonetto del TASSO. )
L'amore non fa bollire la pentola--e
Quando la fame vien dentro la porta, l'amore se
ne va dalla finestra.
Detto del maritarsi ad uomo
povero.
L'amore si nasconde dietro una cruna d'ago.
L'amore è sottile ed
acuto: un nonnulla basta agli amanti per
intendersi.
L'amore si trova tanto sotto la lana che sotto la
seta.
<<A la ville on est plus
aimable: on aime mieux à la campagne>>
(ROUSSEAU);--e
Amore e tigna non guarda dove si mette.
(Proverbio côrso).
L'innamorato vuol essere solo, savio, sollecito e
segreto.
L'odio è cieco come l'amore.
L'uomo è fuoco e la donna è stoppa; vien
poi il diavolo e gliel'accocca--e
Uomo e donna in stretto loco, secca paglia
appresso al foco. (TOMMASEO).
Meglio minuzzoli con amore, che polli grassi con
dolore.
Nella guerra d'amor vince chi fugge--e
Non è più bell'amor che la vicina; la si
vede da sera e da mattina.
Non v'è sabato senza sole, non v'è donna
senza amore, né domenica senza sapore, (o senza credo) né vecchio senza dolore.
Ogni amore ha la sua spesa.
Si paga il più infimo. E
il più alto si paga, non foss'altro di tempo,
d'affanni, di cure moltiplicate.
Ogni disuguaglianza amore agguaglia.
Bisogna che sia di quel buono,
altrimenti due d'indole differente staranno accozzati in
apparenza, ma poi ognuno tira l'acqua al suo
mulino.
Egli (Amore) unisce per
dar maggior martoro,
Cuori troppo dissimili tra loro.
Quando si vuol bene si ha sempre paura--e
Coll'amore sta il timore.
Res est solliciti plena timoris
amor.
Quanto più s'ama, meno si conosce.
Scalda più amore che mille fuochi.
Sdegno d'amante poco dura.
Sdegno cresce amore.
Se ne vanno gli amori e restano i dolori.
Senza Cerere e Bacco è amor debole e fiacco.
Se occhio non mira, cuor non sospira.
Si nescis, oculi sunt in
amore duces. (OVIDIO.)
Se tu vuoi che ti ami, fa' che ti brami.
La troppa frequenza porta noja,
e la mancanza suscita il desiderio che tien sempre desta
la fiamma d'amore.
Se vuoi condurre un uomo a imbarbogire, fallo
ingelosire.
Tanto è morir di male, quanto d'amore.
Astuzia, Inganno
A gatto vecchio dàgli il topo giovane.
A gatto vecchio, sorcio tenerello.
L'astuto cerca il
balordo.
Anco le volpi vecchie si pigliano (o rimangono al
laccio)--e
Anco le civette impaniano.
A' sottili cascan le brache.
Bel giuoco di parola; anzi bel
modo di porre in immagine la parola figurata:
E quel sottil ravignan
patrizio / Sì di frodi perito ecc. (MONTI).
A volte caccia chi non minaccia.
Bisogna far lo sciocco per non pagar il sale
(ovvero il minchione per non pagar gabella).
Prima furbizie è il non
parere furbo: il contadino che passa la porta, quando ha
roba sotto che vuol nascondere, se ne va dinoccolato e
tentennoni, sperando così, meglio passare d'occhio
ai gabellieri.
Bisogna pelar la quaglia (o la gazza) senza farla
stridere-- ovvero
Non pelar tanto la gallina che strilli--e
Buona quella lima che doma il ferro senza
strepito.
Buone parole e cattivi fatti, ingannano savi e
matti--e
Da' buone parole e friggi.
Chi cerca fare impiastro, sa dove lo vuol porre.
Chi fa una trappola, ne sa tender cento--e
Chi ha rubato la vacca può rubare il
vitello.
Chi ha accordato l'oste, può andare a
dormire--e
Placato il cane, facile è rubare.
Chi s'abbia con doni o per altri modi
assicurato il favore di quella persona che può
dare impaccio a' suoi disegni, ha (come si dice)
accomodato il fornaio.
Chi ha a dar, domanda.
Chi non sa fingersi amico, non sa essere nemico.
Chi non sa fingere, non sa regnare--e
Il finger non è difetto, e chi finger non
sa non è perfetto.
Chi non inganna, non guadagna--e
Con arte e con inganno, si vive mezzo l'anno;
con inganno e con arte, si vive l'altra parte.
Chi tiene il piede in due staffe, spesso si trova
fuora.
Chi va per uccellar resta impaniato--e
L'ingannato è chi inganna--e
L'inganno va a casa dell'ingannatore--e
<<L'ingannatore rimane sempre a'
piedi dell'ingannato>>, scrive il
Boccaccio--e
La vipera (o la biscia) morde il ciarlatano
(ovvero si rivolta al ciarlatano).
Chi vuol fare onore all'amico, ciccia di troja e legna di
fico.
Chi dice di voler fare onore
all'amico per lo più lo inganna e lo fa star male.
La carne di troja è quella che cuoce più
tardi di tutte, e le legna di fico son quelle che fanno
il fuoco più leggiero e lento e che arriva
poco.
Con la volpe convien volpeggiare.
I Latini dicevano: <<Cum Cretensi cretizare>>.
Con traditore né pace né tregua.
Dove manca l'inganno, ivi finisce il danno.
Dove non basta la pelle del leone, bisogna attaccarvi
quella della volpe.
È meglio prendere che esser presi.
Furbo, vuol dir minchione.
Il consiglio del traditore è come la
semplicità della volpe.
Il Diavolo dove non può mettere il capo vi mette
la coda.
Il Diavolo è sottile, e fila grosso.
Il mal del traditore ne va col pelo.
Il mondo è di chi lo sa canzonare.
I pastori per rubare le pecore si mettono nome lupi.
Il tordo si fa la pania da sé stesso.
La gatta caro vende, e il cavallo mezzo dona.
C'era una volta un uomo molto
ricco, il quale venendo a morte, volle far testamento; e
da buon cristiano che egli era, provvide per l'anima sua,
che il cappellano avesse materia di ricordarsi di lui;
volendo che fosse venduto un cavallo che teneva in
stalla, e dei denari fosse fatta limosina al detto
cappellano. L'erede che era un villano, non contento del
molto che aveva avuto, pensò di attaccare una
gatta al piè del cavallo, e così, guidare
l'uno e l'altra al mercato, e uno non vendere senza
l'altra; sicché, molti accostandosi per comprare
il bellissimo cavallo, il mal villano li volgeva alla
gatta dicendo loro che non vendeva l'uno senza l'altra, e
che voleva cento scudi della gatta, e dieci del cavallo;
gli uomini per desiderio di questo, comprarono anche
quella; onde il villano gabbando la sua coscienza e il
testatore, fece limosina del cavallo al cappellano Da
questa novella ebbe origine il proverbio. (GOTTI).
L'amore, l'inganno e il bisogno insegnano la
rettorica.
La volpe in vicinato non fa mai danno.
Molto sa il topo, ma però più il gatto.
Non è traditore senza sospetto.
Occhio con occhio fa mal riscontro--e
Tra corsale e corsale non si guadagna se non
barili vuoti--e
Tra furbo e furbo mai non si camuffa--e
Grattugia con grattugia non guadagna,
disse il Pulci a proposito di due
malvagi, anzi di due diavoli i quali non potevano farla
bene insieme, né l'uno guadagnare su
l'altro;--e
In casa de' ladri non ci si ruba--e
In casa de' sonatori non ci si balla--e
Un diavolo conosce (o gastiga)
l'altro--e
Tanto sa altri quanto altri.
Per conoscere un furbo ci vuole un furbo e mezzo.
Quando la volpe predica, guardatevi,
galline--e
Consiglio di volpi, tribolo di galline--e
Quando le volpi si consigliano, bisogna chiudere il
pollajo.
Che suole dirsi particolarmente delle
donne.
Quel che è fatto è reso.
Se il serpente non mangiasse del serpente, non si farebbe
drago.
Se se n'avvede me l'abbo, se non se n'avvede me la
gabbo.
Si batte la sella per non battere il
cavallo--e
Chi non può dare all'asino, dà al
basto.
Chi non se la può pigliare con
chi e' vorrebbe, se la piglia con chi e'
può.
Sottil filo cuce bene.
Tradimento piace assai, traditor non piacque mai.
Tutte le volpi alla fine si riveggono in
pellicceria--e
In pellicceria ci vanno più pelli di
volpe che d'asino.
Perché i furbi al serrare de'
conti capitano peggio degi sciocchi.
Val più aver due soldi di minchione che di molti:
bravo.
Cioè torna più
conto passar da minchione che avere plausi donde esce
invidia.
(Vedi:
Frode, ecc.)
Avarizia
All'avaro accade come allo smeriglio.
Lo smeriglio è piccolo
uccello di rapina, il quale, spesso, mentre insidia a
uccelli rninori di lui, viene sopraggiunto da altro
maggiore, che gli toglie la preda e la vita.
(SERDONATI.)
Chi accumula e altro ben non fa, sparagna il pane e
all'inferno va.
Chi per sé raguna, per altri
sparpaglia--e
A padre avaro (o cupido) figliuol
prodigo.
Chi serba, serba al gatto.
(Vedi Illustrazione
III).
Chi sparagna, vien la gatta e glielo magna.
Chi serba, Dio non gli dà.
Chi si mette a stentare, stenta sempre.
Chi troppo insacca squarcia la sacca.
Denaro sepolto non fa guadagno--e
Il vin nel fiasco non cava la sete di corpo.
De' vizi è regina l'avarizia.
Dio ha dato per penitenza all'avaro che né del
poco né dell'assai si contenti.
È gran pazzia il viver poco per morir ricco.
Viver poco vale stentare.
È meglio un dolor di tasca che di cuore.
I danari servono al povero di beneficio, e all'avaro di
supplicio.
I danari son fatti per ispendere.
La roba è fatta per i bisogni.
L'avarizia è scuola d'ogni vizio.
L'avarizia fa stentare gli altri vizi.
L'avaro è come il porco, che è buono dopo
morto.
L'avaro è come l'idropico; quanto più beve,
più ha sete.
L'avaro è procuratore de' suoi beni, e non
signore.
L'avaro non fa mai bene, se non quando tira le calze.
<<Dall'avaro niun bene
puote nascere, perché l'avaro nulla fa a diritto,
se non quando egli si muore.>> (ALBERTANO).
L'avaro non dorme.
L'avaro più che possiede più è
mendico.
L'avaro spende più che il liberale.
L'ultimo vestito ce lo fanno senza tasche.
Di là non si porta
nulla.
Masseria, masseria, viene il Diavolo e portala via.
Molti fanno prima la roba e poi la coscienza.
Nella cassa dell'avaro, il diavolo vi giace dentro.
Bellezza e suo contrario, Fattezze del
corpo
A donna bianca bellezza non le manca (o per esser
bella poco le manca).
A donna di gran bellezza dagli poca larghezza.
Non la lasciare troppo libera di
se stessa.
A donna imbellettata voltagli le spalle.
Allo specchio né brutta né vecchia.
Eppure ci vanno e ci stanno: o
perché non lo credono fedele, o perché
s'illudono.
Bella donna, cattiva testa.
Fastus inest pulchris
sequiturque superbia formam. (OVIDIO.)
Bella in vista, dentro è trista.
Bella moglie, dolce veleno.
Bella testa è spesso senza cervello.
Oh quanta species, cerebrum
non habet!
Bella testa è talvolta una malvagia bestia.
Bellezza di corpo non è eredità.
Bellezza è come un fiore che nasce e presto
muore.
Bellezza senza bontà è come vino
svanito--ma
Beltà e follia vanno spesso in compagnia.
Le donne belle più
invaghiscono e fanno di più spropositi,
perché sono più lodate, più
corteggiate, più ammirate; e questo è bene
lo sappiano anche gli uomini lodati e corteggiati ed
ammirati.
Beltà porta seco la sua borsa.
Cioè, la donna bella
trova sempre marito, anco senza dote; ma sventurata! col
tempo perde le belle forme e con esse tutto l'amore, e si
rimprovera o si sente rimproverare la sua
povertà.
Brutto in fascia, bello in piazza.
Consolazione alle mamme che
abbiano un bambino brutto: e al contrario le fattezze
regolari ne' bambini sovente poi si disformano:
Bello in fascia, brutto in piazza.
Carne grassa sempre agghiaccia.
Cera lustra, non va alla giostra.
Pelle lucida indica salute
fievole: <<non va alla giostra>> cioè
non giunge a vecchia età.
Chi bella donna vuol parere, la pelle del viso gli
convien dolere--e
Chi è brutta, e bella vuol parere, pena
patisce, per bella parere.
E accade poi che:
Le donne per parer belle si fanno brutte.
Chi è bella ti fa far la sentinella.
Chi è bello è bello e grazioso, chi
è brutto è brutto e dispettoso.
Chi ha bella donna e castello in frontiera, non ha mai
pace in lettiera.
Non dorme mai sonni
tranquilli.
Chi ha bella moglie la non è tutta sua.
Chi ha buon cavallo e bella moglie, non istà mai
senza doglie.
Chi mi piglierà di notte, mi lascerà di
giorno.
Chi nasce bella, nasce maritata--e
Le bellezze son le prime spedite.
Le belle facilmente trovan
marito:--e
Chi nasce bella, non è in tutto povera.
Ma il Serdonati
all'opposto:
Le belle senza dote trovano più amanti che
mariti.
Alla fine poi:
C'è carne da ogni taglio e ogni coltella.
Le brutte si maritano e le belle--e
Anche le zoppe si maritano--e
Anche le mucche nere danno il latte bianco--e
Se non si maritassero altro che le belle, che cosa
farebbero le brutte?
Donna barbuta, co' sassi la saluta--e
Guardati dai cani, dai gatti, e dalle donne coi
mustacchi.
Di' a una donna che è bella, e il diavolo glielo
ripeterà dieci volte.
Donna brunetta, di natura netta.
Donna in treccia, cavallo in cavezza.
Perché facciano bella
mostra.
Faccia rara, mente avara.
Cioè, scarsa, gretta,
meschina.
Gallo senza cresta è un cappone, uomo senza barba
è un minchione.
Barba virile decus,
foeminarumque crines.
Gli alberi grandi fanno più ombra che
frutto--e
Le case grandi dal mezzo in su non
s'abitano--e
Le spezierie migliori stanno ne' sacchetti
piccoli--e
Nella botte piccola ci sta il vin buono.
Dicono tutti e quattro figuratamente
quello che in latino esprime la nota sentenza: homo
longus raro sapiens; cui s'aggiunge però: at si sapiens, sapientissimus; si dice poi
anche:
Troppo lungo non fu mai buono.
Gli uomini non si misurano a canne.
Grasso ventre, grosso ingegno.
Grossa testa non fa buon cervello--e
Capo grosso, cervello magro.
Guancia pulita, fronte ardita.
Cattivo accozzo: prima bellezza
è il non saper d'esser bella.
Guardati da' segnati da Cristo.
Il bello piace a tutti.
Il bianco e il rosso va e vien, ma il giallo si mantien;
anzi il giallo è un color forte che dura anche dopo
morte.
Questo proverbio si usa
ironicamente e con mal vezzo contro chi abbia un colorito
giallastro. (Prov. lomb.)
Il bruno il bel non toglie, anzi accresce le voglie.
Il fumo va dietro ai belli.
Cioè, l'albagia, la
burbanza, la vanità.
I magri mangiano più dei grassi.
La bella donna è un bel cipresso.
La bellezza ha belle foglie, ma il frutto amaro.
La bellezza non si mangia (o non si mette in
tavola).
Si dice a chi si marita senza
ricever dote od è senza patrimonio ed è
vero che quando uno si marita, deve dar sempre uno
sguardo alle ricchezze; ma non si deve dire che nel
matrimonio come nella guerra ci vogliono tre cose:
danaro, danaro e poi danaro.
La beltà senza la grazia è un amo senza
l'esca.
L'occhio vuol la sua parte (o la sua diritta).
Mano piccolina, testina fina.
Non fu mai guercio senza malizia.
Non fu mai sì bella scarpa, che non doventasse una
ciabatta--e
Non fu mai sì vaga rosa che non
diventasse un grattaculo--ma
Scarpa ben fatta, bella ciabatta--e
Quando si è belli si è sempre
quelli.
Le belle forme restan sempre anche
quando è svanita la freschezza della
gioventù.
Occhio bello, animo fello; occhio presto, alma mesta;
occhio ridente, alma mordente.
Ogni rana si crede una Diana.
Onestà e gentilezza sopravanza ogni bellezza.
Orecchia lunga, vita lunga.
Si dice ai bambini ai quali si
suole, per appoggiare una riprensione, tirare le
oreccnie; e vuole significare che chi fu gastigato da
fanciullo, sta in cervello da uomo, e vivrà
lungamente.
Poca barba e men colore, sotto il ciel non è il
peggiore.
Rosso, mal pelo.
Salute e vecchiezza creano bellezza.
Bellezza e nobiltà danno ricchezze.
Se il grande fosse valente e il piccolo paziente e il
rosso leale, ognun sarebbe eguale.
Tanto è dire raperino, quanto ladro e
assassino--e
Testa calva, piazza di pidocchi.
Tre cose son cattive magre, oche, femmine e capre.
Una bella porta rifà una brutta facciata.
Una bella bocca fa da sé
sola un bel viso.
Un bel naso fa un bell'uomo--e
Un bel camino fa una bella stanza.
Un neo cresce belleza.
Si dice spesso anche nel morale,
ma non s'intende poi così generalmente dagli
uomini, i quali per una sgarbataggine, per un ieggiero
vizio nel conversare, ti pigliano a noia il più
brav'uomo del mondo, e lo strapazzano e lo
calunniano.
Uomo che ha voce di donna, e donna che ha voce d'uomo,
guardatene.
Uomo peloso, o forca o lussurioso, o matto o
avventuroso.
Uomo piccolo uomo ardito.
Perché ogni piccoletto
è sempre ardito. (Orlando Inn.)
Uomo rosso e cane lanuto, più tosto morto che
conosciuto--e
Il ciel ne guardi dalla tosse
e da quei che ha il pelo rosso
e dal verme di finocchio
e da quei ch'hanno un solo occhio.
Rosso di pelo e moro e guercio e
zoppo.
Ad esser buon, Zoilo, faresti troppo. (MARZIALE.)
Vista torta, mal animo mostra; vista all'ingiù,
tristo e non più; vista all'insù, o pazzo o
tanto savio che non si possa dir più.
Beneficenza, Soccorrersi
A far servizio non se ne perde--e
Piacere fatto non va perduto--e
Chi beneficio fa, beneficio aspetti.
Al carro rovesciato tutti gli danno mano.
Si ama il caduto: la
misericordia è impronta nell'uomo di origine
divina.
All'uomo limosiniero Iddio è tesoriero.
A sé l'aiuto nega chi ad altri il nega.
Bisogna fare a giova giova.
Cavallo non stare a morire che l'erba ha da venire.
Detto per dimostrare che vane
sono le promesse dove son necessari i fatti.
Chi coi poveri è sgarbato, sarà sempre
tribolato.
Chi dà e ritoglie, il diavolo lo raccoglie.
Chi dà per ricevere, non dà nulla.
Chi davvero aiutar vuole, abbia più fatti che
parole.
Chi del suo dona, Dio gli ridona.
Chi fa carità è ricco e non lo
sa--e
La carità beato chi la fà.
Chi fa la carità,
se non la trova, la troverà.
Chi fa limosina, presta e non dona.
Chi ha carità, carità aspetti.
Chi non dà a Cristo, dà al Fisco.
Chi non fa limosina, come
malvagio diviene reo, e paga pene alla giustizia.
Chi non dà quello che ama, non riceve quello che
brama.
Chi non ha bisogno è in debito.
Inverso ai molti che hanno
bisogno.
Chi non ha modo, offre la volontà.
Chi pensa al prossimo, al suo ben s'approssima.
Chi ti dà un osso, non ti vorrebbe veder
morto.
Chi ti dona, quando anche sia
poco, mostra pure aver di te compassione.
Col dire e col dare tutto s'ottiene.
Donare è onore, pregare è dolore--e
Il dare fa onore e il chiedere è
dolore--e
Dono molto aspettato è venduto e non
donato.
Non sa donare chi tarda a dare--e
Chi dà presto, è come se desse due
volte.
Che donar prestamente,
È donar doppiamente. (Tesoretto. )--e
Il signor Donato gli è sempre bene
arrivato--e
al contrario:
Il signor Donato è morto allo spedale.
Scherzi non belli, ma pur vi
sono.
È meglio un tieni tieni, che cento piglia
piglia.
Donare di mal garbo è
offrire un fiore che puzza,--ma
Chi dà per cortesia dà con allegria.
Fa bene, e non guardare a cui.
Gli uomini son come i tegoli, si danno da bere l'un con
l'altro.
E quando ciò fanno,
cuoprono e fanno salubre la casa dove tutti
dimoriamo.
I benefizi dei morti van presto in fumo.
Sono presto dimenticati. Si
facciano dunque mentre che almeno fruttano verso noi
gratitudine dell'aver noi voluto il bene.
Il caritatevole dà alla porta, e Iddio mette
dentro dalle finestre.
Il male unisce gli uomini.
Le necessità che tutti
hanno sono legame di carità. E nelle comuni
sofferenze gli uomini più si stringono, si
collegano tra loro.
Il servizio torna sempre a casa col
guadagno--e
Del servir non si pente--e
Servi, e non badare a chi
o a chie, per maggior dolceza
di pronunzia e di suono come hanno usato anco gli
scrittori;--e
Quando del ben servir mal si raduna,
non si deve incolpar se non fortuna.
Di questi proverbi non pigli
scandalo chi la pensa liberamente. Non raccomandano il
farsi servo, ma il rendere servigio; e chi rende servigio
al suo simile non la sbaglia, perché o più
presto o più tardi lo ritrova. Acciò il
servigio reso sia puro e ben accetto, e' bisogna farlo
senza aspettarne ricompensa, ché se no è
carità pelosa.
Il titol di più onore è
padre e difensore.
L'avere non è solamente di chi
l'ha.
La limosina non fa impoverire--anzi
L'elemosina mantiene la
casa--e
La limosina è fatta bene anco
al Diavolo.
La mano che dà
raccoglie.
Meglio un prossimo vicino che un lontano
cugino--e
Acqua lontana non spegne il
fuoco.
Gli aiuti che non sono pronti
all'occasione, non giovano nulla.
Meglio un aiuto che cinquanta
consigli.
Ogni aiuto è buono.
Ogni dieci anni un uomo ha bisogno
dell'altro.
Quel che si dona, luce; quel che si
mangia, pute.
Se il buon prospera, ognun
prospera.
Servigio riaccende amore.
Se vuoi piaceri, fanne.
Solo dir posso ch'è mio, quanto
godo e do per Dio.
Spesso si dà per forza quel che si
nega per cortesia.
Una mano lava l'altra, e tutte due lavano
il viso.
Può esser l'epigrafe
della fratellanza e della carità.
Un barbiere tosa l'altro.
Val più tacche tacche che Iddio vi
aiuti.
Tacche, è quel
suono che fa la campanella quando si picchia alla porta:
dicesi dei poveri che chiedono la limosina e che son
mandati in pace.
Val più una buona faccia che un
carro di complimenti.
Vuoi guardare i tuoi frutti, siine
cortese a tutti.
Guardare per custodire. È di Francesco da Barberino.
Benignità,
Perdono
Al male fatto, prego e
perdono.
Anco i migliori hanno bisogno di
perdono.
Bisogna guardare alle mani e non agli
occhi.
Cioè, perdonarla ai
desiderii, ma guardarsi dalle male opere.
Carità unge, e peccato
punge.
Chi non può pagare,
preghi.
Chi perdona senza obliare, non perdona
che per metà.
La dimenticanza è il rimedio
dell'ingiuria.
La maggior gloria del vincere è
perdonare al vinto.
Perdonare è da uomini, scordarsene
è da bestie.
Perché nel ricordarsene
consiste la sanzione del bene e del male, e nella vita
questa memoria è uno degli elementi
dell'esperienza, e costituisce un criterio di direzione,
ossia la prudenza.
Chi più intende, più
perdona--e
Quando si è patito
s'inclina a compatire--e
È meglio compatire ch'esser
compatiti.
Con le buone maniere tutto
s'ottiene.
È meglio esser amato che
temuto.
Gentilezza corre la prima al
perdono.
Il cane s'alletta più colle
carezze che colla catena.
<<E' si dice che le
carezze più che le catene fanno tuo il
cane>>. (CECCHI, Esaltazione).
Il mèle si fa leccare,
perché è dolce.
Chi vuol essere amato, gli
convien procedere dolcemente.
L'asino, per tristo che sia, se tu lo
batti più del dovere tira calci.
Le buone parole acconciano i mali
fatti.
Le buone parole non rompono i
denti.
Lega più un vezzo che una
collana.
Perdona a tutti, ma niente a
te.
Piccola acqua fa cessar gran
vento--e
Ogni acqua spegne il
fuoco--e
La parola unge e la lacrima
punge.
Punge l'animo di
compassione.
Più vale un pan con amore, che un
cappone con dolore.
Qualche volta si vuol dar
passata.
Dare o darla o farla passata d'una mancanza o d'uno sbaglio, vale
non lo gastigare, lasciar correre per quella
volta.
Quando odi altrui mancamenti, chiudi la
lingua fra i denti.
Si pigliano più mosche in una
gocciola di mèle che in un barile d'aceto--e
Una gocciola di mèle
concia un mar di fiele.
Tira più un filo di benevolenza
che cento paia di buoi.
Troppo buono, troppo
minchione.
Tutti siamo figiuoli
d'Adamo--e
Tutti abbiamo fatto le
nostre.
Bisogno,
Necessità
A chi è affamato, ogni cibo
è grato--e
Ogni trista acqua cava la
sete--e
Anche il vino c'ha la muffa, s'impara
a bere--e
Lupo affamato mangia pan
muffato.
All'uomo meschino gli basta unn
ronzino.
Bisogno fa buon
fante--e
Il bisogno fa l'uomo bravo
(o l'uomo ingegnoso).
Al soldato la necessità e anche
la stessa paura, danno sovente quelle abitudini che poi
lo rendono valoroso.
Chi affoga, grida ancor che non sia
udito.
Grida perché ha bisogno
di gridare; ne' grandi pericoli chiedere soccorso
è istinto, non calcolo; tanto più grida,
quando più vede mancare il
soccorso--e
Quando l'acqua tocca il culo s'impara
a nuotare.
Chi affoga s'appiccherebbe alle funi del
cielo (ovvero s'attaccherebbe ai
rasoi)--e
Chi è portato giù
dall'acqua, s'attacca a ogni spino.
Chi ha fame non ha sonno.
È meglio che mentisca io che il
pane.
È meglio dir che pane è
questo?, che non ce n'è.
Quando è cattivo si dice
che pane è questo? ma sempre è pane, e
meglio che nulla.
Fa forame il can per fame.
La fame sforza il cane a
buscare, a rodere, ad entrare in luoghi chiusi.
Fame affoga fama--e
Dalla fame la fama è
sotterrata.
La fame costringe alcuno a far cose
che gli apportan biasimo.
Il bisognino fa trottar la
vecchia.
Il bisogno fa dir gran cose.
In mancanza di cavalli gli asini
trottano--e
Per bisogno di buoi s'ara con
gli asini.
La fame caccia il lupo dal
bosco--e
Cane affamato non cura
bastone.
La fame ha le spie per tutto.
La fame non conosce
legge--e
Ventre digiuno non ode
nessuno.
La salsa di San Bernardo (cioè la
fame) fa buona ogni vivanda.
La necessità non ha
legge--e
La necessità torna in
volontà.
Non c'è nessun male come il
bisogno.
Per più non potere, l'uomo si
lascia cadere.
Quando il lupo mangia il compagno, creder
si dee sterile la compagna.
Quando si ha fame il pane sa di
carne.
Chi ha bisogno di qualsiasi cosa
non la guarda tanto per la sottile: ogni cosa gli si
affà.
Villano affamato è mezzo
arrabbiato.
Buona e mala
fama
Acqua torba non lava.
Si suol dire della
giustificazione, quando c'è fatta da persona di
mala fama.
Chi acquista reputazione, acquista
roba--e
Chi all'onor suo manca un momento, non vi
ripara poi in anni cento.
L'onore perduto è come
cristallo rotto che non si restaura, o il segno
rimane.
Chi cammina un miglio pazzo, non torna a
casa (o alla porta) savio.
Chi fa una volta una pazzia,
sempre è tenuto a matto.
Chi è diffamato, è mezzo
impiccato--e
Uomo condannato, mezzo
decollato.
Condannato nella opinione degli altri
uomini.
Chi è tenuto savio di giorno, non
sarà mai pazzo di notte.
Chi ha cara la gloria, il corpo ha
vile.
Chi mal cerca fama, se stesso
diffama.
Chi non può viver dopo morte, non
è vissuto.
<<Chi visse senza
infamia e senza lodo>> può dirsi davvero
che non sia vissuto.
Chi sprezza l'onore, sprezza
Dio.
Chi tristo non è tenuto, se fa mal
non è creduto.
È mala cosa esser cattivo, ma
è peggio esser conosciuto.
Non s'intende propriamente come
suona; gli è come un dire al malvagio: bada bene
che tu sei già conosciuto.
È meglio morir con onore, che
viver con vergogna--e
Chi ha l'onore è un
signore.
È meglio onore che
boccone--e
È peggio la vergogna che
il danno.
È meglio vestir cencio con
leanza
che broccato con disonoranza
E' non si grida mai al lupo che non sia
in paese.
E' non si dice mai pubblicamente
una cosa d'uno ch'ella non sia o vera o presso che
vera.
Fa prima il credito, e poi va a
dormire--e
Acquista riputazione, e ponti a
sedere.
Ma la seggiola alle volte si rompe
sotto.
Fatti buon nome e piscia a letto, e'
diranno che hai sudato.
Il gran tempo a' gran nomi è gran
veleno.
La buona fama è come il
cipresso.
Che una volta tronco non
rinverdisce mai più.
La fama è un
microscopio.
Perché alle azioni di
persona in grido, si guarda per minuto e con
sottigliezza.
L'onore è come il vento, va fuori
per tutti i buchi.
Tappali dunque per non
disperdere cotesto aroma della vita.
L'onore è di chi sel
fa.
L'onore porta oro, ma non l'oro
l'onore.
Meglio una sassata nella testa, che una
ferita nell'onore.
Non si può tenere la lingua a
nessuno.
Ogni bello alfin svanisce, ma la fama mai
perisce.
Quando tutti ti dicono briaco, va a
dormire--e
Quando tutti ti diranno che sei
asino, e tu raglia.
Difesa non hai contro al grido
popolare; lascialo sbizzarrire e dàgli corda, che
alla fine, quando sia ingiusto, se ne
vergognerà.
Val più un'oncia di reputazione
che mille libbre d'oro.
Buoni e
Malvagi
Al cattivo cane tosto vien la
coda--e
Ogni cattivo cane ha la coda
lunga.
Vale che ogni cattivo si trae dietro
degli altri cattivi. Ma si dice pure:
A cattiva vacca Dio dà corte
corna.
Perché a uomini malvagi
Dio dà poche forze; anzi la malvagità
istessa è debolezza.
A cattivo cane, corto legame.
Il malvagio, riottoso è
necessità costringere con freno più duro e
con legge più severa.
A chi vuol male, né la casa
né il focolare.
All'uom dabbene avanza la metà del
cervello, al tristo non sta tutto (ovvero non basta
quello che ha).
Il giusto s'impiglia nelle arti
sue, si crea attorno difficoltà e pericoli; al
galantuomo scorre più facile e più sicura
la vita.
Batti il buono, e' megliora; batti il
cattivo, e' peggiora.
Benché regni, il cattivo sempre
serve.
Serve a se stesso, ch'è
la peggiore delle servitù.
Chi è buono, ne fa
ritratto.
La bontà è campo
che fruttifica da se medesimo.
Chi il tristo manda al mare, non aspetti
il suo tornare.
Chi nasce lupo non muore
agnello.
Chi perdona ai tristi, nuoce ai
buoni--e
Col perdonar troppo a chi falla,
si fa ingiuria a chi non falla.
Contro i tristi è tutto il mondo
armato.
Da fuco ti guarderai, ma da uomo cattivo
non potrai.
Da uom dabbene, non hai che
bene.
Il cuore de' bricconi è un mare in
burrasca.
Il furfante in ogni luogo trova tre cose,
osteria, prigione e spedale.
Può cominciare bene, ma
finisce male; serve all'appetito, ma il fine non
guarda.
Il lupo d'esser frate ha voglia
ardente
mentre è infermo; ma sano se ne pente.
Il pidocchio non ha faccia, e però
sta saldo.
Dicesi de' furfanti senza
vergogna.
In mille uno, in cento
nessuno.
Cioè, tra mille puoi
trovare un galantuomo, ma in cento no. Proverbio
disperato e non vero.
La perversità fa l'uomo
guercio.
L'eloquenza del tristo è falso
acume.
Le tarme stanno nella semola.
Non è malvagio eguale
a quel che si compiace del far male.
O sassi o pani,
bisogna aver qualcosa in man pei cani.
Quando vien la sera il malvagio si
dispera.
Non è tanto paura di cosa
che venga di fuori, quanto è paura del nemico che
ha dentro a se stesso.
Se lodi il buono, diverrà
migliore;
biasima il tristo; e' diverrà peggiore.
Un uomo nuoce a cento, e cento non
giovano a uno.
Usa col buono, e sta ben col
cattivo--e
Onora il buono perché
t'onori, onora il tristo perché non ti
disonori.
Sentenza pagana: diis bonis ut
faveant, diis malis ne noceant.